Essere genitori oggi
Essere genitori oggi a volte sembra più difficile di quanto appariva un tempo: quanti genitori si trovano in difficoltà a trasmettere valori, regole ai propri figli? Quanti si sorprendono a comportarsi con i figli proprio nel modo in cui facevano i genitori, cosa che si erano ripromessi di non fare mai? A volte c’è anche una sorta di nostalgia per metodi e tempi andati, nonostante razionalmente si riconosca che non era poi tutto rose e fiori ed, anzi, c’era poco attenzione ai bisogni dei figli.
In realtà, l’evoluzione sociale ha creato un certo paradosso, per cui è quasi vero che “si stava meglio quando si stava peggio”. Mi spiegherò meglio. Decenni fa effettivamente le famiglie vivevano in condizioni di vita peggiori: si abitava in case piccole, a volte condividendo la stessa stanza da letto, se non addirittura il letto, si andava a lavorare nello stesso posto, perchè spesso i figli facevano lo stesso lavoro dei padri e si iniziava anche ad un’età più precoce a dare una mano in casa, si facevano più sacrifici economici, non essendoci comodità e lussi come oggi. Non c’era la mentalità di occuparsi, come oggi, della salute psicologica del bambino, ma semplicemente perchè i primi problemi erano di natura fisica, cioè prima di tutto bisognava farlo mangiare questo bambino! Eppure ci si voleva comunque bene e la percezione che si ha spesso oggi, a posteriori, è che la famiglia fosse più unita ed i matromoni durassero di più. In realtà, un paragone del genere è difficile innanzitutto perchè le aspettative di vita sono cambiate: prima un matrimonio si interrompeva per la morte prematura di uno dei due coniugi, adesso per le separazioni, ma il numero di anni di matrimonio in media non è molto cambiato. C’è da dire che certamente c’era anche un diverso modo di vedere e vivere la famiglia, anche in quanto valore, ma erano le condizioni stesse di vita che, in un certo senso, agevolavano questa visione delle cose. Il fatto di stare sempre insieme faceva sì che ciascun membro della famiglia si sentisse parte integrante di un tutto, “sentiva” l’appartenenza alla famiglia, sentendosi risorsa per l’altro e avendo fiducia di poter ricevere anche un appoggio a sua volta. e questo valeva tanto più perchè c’era il coinvolgimento anche della famiglia allargata.
Oggi non è più così, ma non perchè i genitori di adesso siano più “inadeguati” e i figli più “indisciplinati” ( a volte si sentono discorsi del genere, come se questi potessero essere marchi di fabbrica, con cui si è destinati anascere, senza motivazione esterna alcuna..cioè quasi come se si fosse, per esempio, indisciplinati di natura); in realtà, i grossi cambiamenti avvenuti a livello sociale hanno contribuito molto a determinare una situazione così diversa: con l’evoluzione industriale, le città si sono allargate, molte persone si sono spostate dalle province o dalle periferie al centro per lavorare, lasciando le famiglie di origine nei luoghi natii, quindi lontane, le donne hanno iniziato a lavorare fuori casa, etc.
Tutto questo ha determinato, a livello storico, grandi cambiamenti nella famiglia come struttura fondante della società: le famiglie si sono sentite sempre più isolate, spesso lontane dal supporto dei membri della famiglia allargata, senza punti di riferimento nella crescita dei loro figli ed hanno iniziato ad investire sempre di più nei figli, che non sono stati considerati più in un’ottica intergenerazionale, ma sempre di più come modo per appagare bisogni ed esigenze personali e di coppia.
Intanto si andava diffondendo la psicoanalisi, la psicologia dell’età evolutiva e le nuove conoscenze hanno posto sempre più in rilievo l’importanza di considerare i bisogni psicologici, oltre che fisici, dei minori. Questa nuova concezione dell’infanzia, che di per sè è una cosa buona, ha, però, in alcuni casi, accentuato l’idea di dover essere per il proprio figlio una sorta di genitore perfetto che riuscisse a capirne al volo i desideri, ad interpretarne sempre i bisogni, cosa naturalmente non possibile. Poichè già la nascita viene investita di nuovi significati (oggi è pure più controllabile come fenomeno, non è più un evento naturale di cui ringraziare il Signore), il figlio diventa spesso il prolungamento di un genitore che magari proietta su di lui aspettative personali, bisogni inappagati. Si vorrebbe un figlio perfetto, felice, a cui quindi deve corrispondere un genitore altrettanto perfetto e soddisfatto.
Purtroppo nella realtà non è così ed alcuni genitori attribuiscono questo a loro inadeguatezze, mentre a volte si tratta semplicemente di una sorta di “ansia da prestazione”. Essere consapevoli che i propri figli non vogliono e non hanno bisogno di un genitore perfetto, ma di un genitore “sufficientemente buono” (come diceva Winnicott) o “passabile” (come diceva Bettelheim) è un buon punto di partenza per sentirsi più forti e capaci come genitori.
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Complimenti per il vostro blog. Volevo segnalarvi questo libro di Alain Braconnier, di cui ho curato la traduzione in italiano. Grazie per l’attenzione.
Renzo Ardiccioni