La sessualità negli adolescenti moderni
I dati delle ricerche sull’argomento ci dicono che i giovani moderni hanno a disposizione più modelli di comportamento sessuale rispetto a decenni fa: i giovani parlano più facilmente ed in modo più esplicito ed aperto di sesso, ritengono i problemi inerenti la sessualità di competenza della coscienza personale e non delle regole sociali, sono convinti che la sessualità vada sperimentata all’interno del contesto di una relazione affettiva.
I messaggi che arrivano ai giovani sono, però, messaggi ancora molto ambivalenti, provenienti sia dalle figure di riferimento adulte, sia dai mass media: messaggi che vanno dal divieto al totale permissivismo. All’interno della società regna, quindi, la contraddizione: mentre si vanno affermando movimenti che aspirano ad una migliore qualità della vita, la società propone il modello di un corpo che deve essere capace di assolvere a tutte le esigenze e le richieste sociali. In risposta a quest’ultima tendenza, negli ultimi anni si è sviluppata un’ideologia del piacere, di cui la sessualità è simbolo e massima espressione. E’ a questo stato di confusione che l’adolescente risponde, in modo altrettanto confuso, soggiacendo alle richieste dell’ideologia del piacere fine a sé stesso, frutto di una società globalizzata anche a livello di sentimenti, ma non rispondendo in modo pieno e consapevole alle sue esigenze interiori vere, di cui la sessualità espressa in modo precoce e consumistico diventa un particolare tipo di surrogato. Per fortuna, tra le tante ricerche che sostengono l’abbassamento dell’età media del primo rapporto sessuale, ci sono anche dati che sostengono il contrario, cioè l’età media del primo rapporto ai giorni nostri si sarebbe stabilizzata intorno ai 17 anni, mentre c’è chi sostiene che addirittura è più alta di quella della generazione precedente, cioè dei genitori degli attuali adolescenti.
Probabilmente si è ampliata la gamma delle motivazioni che porta al primo rapporto sessuale: per sperimentare sè stessi e ricercare in questo genere di esperienza una conferma ala propria identità ancora in via di sviluppo, per combattere una sensazione di vuoto e solitudine, per sentirsi autonomi rispetto alle proprie scelte, contravvenendo quindi alle aspettative familiari, per assumere più velocemente lo status di adulto attraverso l’assunzione di comportamenti generalmente attribuiti ai “grandi” (anche in questo c’è un’influenza dei mass media che mandano lo stesso tipo di messaggio a giovani ed adulti, spingendo i primi ad anticipare l’ingresso nella fase adulta). Rispetto a questo persistono differenza tra maschi e femmine: mentre i maschi vivono la sessualità più come sperimentazione di sè, quasi un modo per raggiungere uno status sociale, le femmine ancora la legano per lo più ai sentimenti.
Insomma, certamente molte differenze esistono tra il modo di vivere la sessualità degli adolescenti moderni e quello degli stessi ragazzi di qualche decennio fa: in questo larga parte di responsabilità è della stessa civiltà del consumismo che si è andata diffondendo con il tempo. Ciò non vuol dire che i nostri giovani sono in balia di messaggi negativi provnienti dall’esterno da cui necessariamente i genitori devono proteggerli, poichè gli adolescenti di oggi sono svegli, autocritici, con valori morali integri, molto più simili di quanto si pensi a quelli dei genitori. Quello che un genitore può fare, quindi, è continuare a tramettere i valori dell’amore e del ripsetto altrui e, soprattutto, favorire sempre un senso critico nel figlio, che saprà, nel momento giusto, adoperarlo per non fare cose di cui non è convinto solo per compiacere altri. Importante è anche l’informazione sessuale, ma sapendo che gli adolescenti, per il periodo di vita che attraversano, tendono ad escludere i genitori da alcune sfere della propria vita, non mi aspetto che sia facile per le famiglie creare e mantenere un dialogo costantemente aperto ed aggiornato sull’argomento, in genere tema di discussione più tra coetanei: considerato ciò, l’ambito dell’informazione sessuale credo sia uno di quegli ambiti in cui maggiormente la società abbia il compito e la responsabilità di aiutare la famiglia nell’educazione dei figli, attraverso campagne di sensibilizzazione di asl, associazioni, progetti nelle scuole e iniziative del genere, maggiore protezione da messaggi ambigui attraverso un controllo qualitativo dei contenuti dei mass media.
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