“Mio figlio vuol mangiare solo pasta al ragù!”: quando il bambino si fissa su un solo alimento

dicembre 10, 2010 · Archiviato in Genitorialità, Infanzia 

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Che sia la pasta al sugo, piuttosto che la marmellata o qualunque altra cosa, accade di frequente che un bambino si “fissi” su un determinato alimento o pietanza preferita e pretenda caparbiamente di cibarsi esclusivamente di quella escludendo dalla sua dieta qualunque ingrediente alternativo. Si tratta solitamente di periodi in qualche modo circoscritti dello sviluppo che  è senz’altro bene monitorare per evitare il rischio di carenze o di scompensi alimentari ma che possono comunicare molto di più di una semplice bizzarria della crescita.Cosa, in altri termini, può esprimere un bambino con un tale comportamento alimentare? Naturalmente non ci sono risposte precostituite ed ogni caso sarà in un certo senso a sé inscrivendosi entro le specifiche circostanze od eventi che possono aver fatto da antecedenti o da cornice a tali scelte alimentari del bambino e dalle reazioni manifestate dal resto della famiglia.
Che si tratti di una fase passeggera o di un disagio più importante può essere tuttavia utile tener presente che i bambini, in momenti della loro vita in cui per vari motivi si sentono minacciati o smarriti, tendono ad aggrapparsi con esclusività a ciò che conoscono e che è loro gradito per trovare rassicurazione e conforto. E il cibo, in questo processo, non fa eccezione.
In altre parole, in particolari circostanze, il piatto preferito può divenire un elemento rassicurante alla stessa stregua di come potrebbero esserlo molti altri (un orsacchiotto, la solita favola, il cartone preferito): potrebbe trattarsi di fasi di passaggio come l’inserimento a scuola o la nascita di un fratellino, di lutti come quello della perdita di un nonno o di eventi fortemente destabilizzanti come il divorzio dei propri genitori. Non ultime, anche particolari vicissitudini alimentari possono indurre il bambino a fare “marcia indietro” se ad esempio si è trovato costretto in certe situazioni a scegliere fra cibi per lui sconosciuti o insoliti senza la guida di un adulto che abbia tenuto debitamente conto dei suoi bisogni.
Che fare quindi? Inutili allarmismi e pressanti insistenze non farebbero che peggiorare la situazione. Senz’altro “allargare lo sguardo” alla situazione che può aver scatenato il problema può già fornire elementi utili per affrontarlo, all’atto pratico si potrà di conseguenza decidere se assecondare per un certo periodo la scelta del bambino oppure ostacolarla o trovare una soluzione di compromesso che associ magari all’alimento prescelto altre sostanze nutritive essenziali. Più importante della specifica soluzione adottata, sarà comunque la capacità dei genitori di portarla avanti con serenità e coerenza senza nutrire risentimenti o colpevolizzazioni che rischierebbero di scatenare nel bambino vissuti conflittuali e ambivalenti.

Cristina Rubano - Psicologa

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