“Speriamo che sia femmina…?” 2a parte

dicembre 30, 2010 · Archiviato in Genitorialità 

fglia-adolescente

Il legame speciale che si viene a creare tra un padre e la figlia durante l’infanzia può essere molto gratificante tanto da fargli vivere l’ingresso della propria “bambina” nell’adolescenza come un vero e proprio “shock”. Da un giorno all’altro la stanza del bagno diventa off limits, la porta della camera è eternamente chiusa e bisogna addirittura bussare per potervi entrare, effusioni d’affetto “paterne” non sono più molto ben tollerate soprattutto in presenza di altri… La sensazione è quella di essere improvvisamente allontanati e tagliati fuori senza motivo dalla vita di quella bimba che fino all’altro ieri vedeva nel suo papà il suo unico punto di riferimento e che oggi invece si dimostra non di rado oppositiva e conflittuale avanzando sempre maggiori richieste di libertà e di indipendenza. La propria figlia, in altre parole, non è più una bambina e cerca di ritagliarsi sempre maggiori spazi di autonomia negli affetti, nelle amicizie e nelle varie esperienze che fa fuori dall’ambito familiare. Questo tuttavia non va interpretato erroneamente: ella ha certamente ancora bisogno del padre ma in un modo diverso da quello a cui era stata abituata durante l’infanzia. Il padre è e rimane, anche adesso, colui che aiuta a crescere ponendo dei “limiti”: limiti alla relazione fusionale di dipendenza dalla madre nell’infanzia, limiti alle continue richieste di libertà in adolescenza. Si tratta sempre di regolare e guidare l’acquisizione di autonomia della propria figlia verso il mondo esterno. Se nell’infanzia questo avveniva sotto il diretto controllo del padre stesso che interveniva direttamente ad incoraggiare e dosare le esperienze che la bimba andava man mano facendo. Ora che ella è adolescente il suo ruolo è quello di guidarla “a distanza” ponendo delle regole e dei confini coerenti e adeguati entro i quali prenda da sola le sue iniziative e cominci ad assumersi autonomamente la responsabilità delle proprie scelte. Questi limiti, e questo è fondamentale, devono essere continuamente oggetto di contrattazione e di discussione (il conflitto e il confronto sono una delle principali occasioni di crescita per gli adolescenti) affinché possano gradualmente ampliarsi con le progressive conquiste che la ragazza andrà facendo. Anche ora insomma è importnte che ogni passo in avanti possa essere occasione per lei di un riconoscimento delle proprie capacità da parte del padre e non sia né dato per scontato (rinunciando a  porre limiti o regole) né ostacolato a priori (assolutizzando regole rigide). Certo, essere padre in questa fase, impone anche di dover riconoscere e gestire le inevitabili gelosie e smarrimenti che lo sviluppo della propria figlia comporta compreso quello fisico e sessuale. E’ fondamentale, infatti, che egli non reagisca con opposizione ma nemmeno con indifferenza alla trasformazione della propria bambina in giovane donna ella, anzi, ha anzitutto bisogno di sentirsi riconosciuta e rispettata da quello che nella sua infanzia è stato l’unico uomo importante della sua vita. Quello che non bisognerebbe mai dimenticare, in sostanza, è che essere padri, soprattutto di una figlia adolescente, significa saper giocare una “battaglia” per tutto il tempo che sarà necessario finché la propria figlia non sarà pronta per vincerla (Pellai, 2008) e ci si potrà fare da parte per permetterle di proseguire da sola nel cammino della propria vita di donna.

Cristina Rubano – Psicologa

Per saperne di più:
Pellai, A. (2008). Da padre a figlia. La lettera che ogni padre vorrebbe scrivere, le parole che ogni figlia dovrebbe leggere. Milano: San Paolo Ed.
Oliverio Ferraris, A. (2005). Sarò padre. Desiderare, accogliere, saper crescere un figlio. Firenze: Giunti.

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