L’obesità infantile: un fenomeno in crescita

dicembre 13, 2010 · Archiviato in Genitorialità, Infanzia 

bambino-obeso

Purtroppo quello del sovrappeso e dell’obesità nei bambini rappresenta un fenomeno in crescita in tutto il mondo occidentale compreso il nostro paese tanto da esser entrato a far parte delle priorità di intervento del Ministero della Salute.

Alla manifestazione e diffusione di questo fenomeno, a parte i casi sostenuti da una patologia organica che sono comunque la minoranza, possono concorrere vari fattori relativi, da un lato, alle abitudini alimentari della famiglia stessa e, dall’altro, alla relazione educativa instaurata, tramite il cibo, tra genitori e figli. Non di rado, infatti, la voracità di un bambino si combina con la particolare “cultura alimentare” di tutta la famiglia dove anche gli altri componenti (genitori, fratelli, nonni eccetera)  hanno l’abitudine di consumare pasti più che abbondanti o di “piluccare” facendo frequenti spuntini senza rendersi conto che un tale stile di vita è insano non solo per loro stessi ma ancor di più per un bambino. Troppo spesso, infatti, si confonde l’appetito del bambino con il suo benessere nell’ingenua convinzione che più sia ben nutrito e più sia sano rischiando, così, di instaurare dei circoli viziosi che possono ripercuotersi negativamente sul suo rapporto non solo con il cibo, ma anche coi genitori e con se stesso. Diversi autori osservano infatti come questo eccessivo investimento che alcune famiglie, pur in buona fede, fanno sul cibo finisca spesso col sostituirsi ad altre dimensioni importanti del rapporto genitori figli, compromettendone un armonico sviluppo emotivo-affettivo. Alcuni genitori davanti ad un qualunque stato di tensione manifestato dal proprio figlio (stanchezza, capricci, preoccupazione) vengono sopraffatti dall’ansia di eliminarlo piuttosto che dal desiderio di comprenderne la natura e rispondono offrendo del cibo al bambino (dal latte nel biberon a merendine e caramelle in età successive) nel tentativo di calmarlo e tranquillizzarlo. Altre volte il cibo viene utilizzato come premio oppure come minaccia o punizione per i più svariati scopi educativi (il famoso “andare a letto senza cena” ad esempio). Situazioni come queste, ripetute sistematicamente nel tempo, finiscono con l’associare il cibo a tutt’altro rispetto alla fame vera e propria. Due sono le possibili conseguenze di un tale atteggiamento. In primo luogo che il bambino stesso cominci ad utilizzare il cibo come provocazione o arma di ricatto alimentando una comunicazione ambivalente e distorta che sposta sul momento del pasto tensioni e conflitti familiari. In secondo luogo, se il bambino apprende ad utilizzare indiscriminatamente il cibo come “calmante” gli sarà difficile imparare a distinguere tra fame e sazietà così come tra i suoi vari bisogni corporei e tra questi ed altre tensioni di natura emotivo-affettiva compromettendo un sereno rapporto col cibo e con le emozioni anche in età successive. Per evitare bambini obesi, ma soprattutto infelici, è fondamentale quindi che il cibo non sia l’unica via di comunicazione affettiva tra genitori e figli ma che si associ ad un’adeguata manifestazione sul piano verbale sia dei conflitti che degli affetti permettendo ai bambini di prendere poco a poco contatto con tutto il variegato mondo dei propri bisogni oltre quello della fame stessa.

Cristina Rubano – Psicologa

Per saperne di più:
Juul, J. (2000). Ragazzi, a tavola! Il momento del pasto come specchio delle relazioni familiari. Milano: Feltrinelli.

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