Nella famiglia del “mulino bianco” esistono bambini capricciosi?

dicembre 14, 2010 · Archiviato in Genitorialità 

famiglia-felice1

Si è spesso schiavi, senza rendersene conto, di miti e stereotipi culturali che vorrebbero la famiglia felice come un’ideale mix di radiosità e sorrisi dove gli affetti circolano serenamente e regna una perfetta armonia fra tutti: ma cosa accade nella realtà di ogni giorno?Certi ideali in un certo senso ci precedono perché sono parte integrante della cultura in cui nasciamo e per questo possono far parte, anche senza che ce ne rendiamo conto, dei preconcetti o aspettative con cui ci apprestiamo a fare certe scelte di vita. Uno di questi è quello della “famiglia felice” che certe immagini pubblicitarie ritraggono efficacemente dalle televisioni e dalle pagine dei rotocalchi. Una delle sue caratteristiche peculiari e forse più interessanti è l’assoluta assenza di conflittualità: nella famiglia “ideale” tutti vanno d’accordo e non sono previsti o attesi dissensi. Naturalmente nella vita di ogni giorno tutti sanno che non è così, eppure troppo spesso si è inconsapevolmente guidati da queste attese irrealistiche quando ci si rapporta ai bambini: pianti, capricci, litigi con i coetanei sono all’ordine del giorno perché fanno parte del loro stesso essere bambini, eppure a volte i genitori (o uno dei due) possono sentirsene sopraffatti con la sensazione di assistere impotenti ad un inarrestabile flusso di difficoltà che non sono in grado di gestire. Questo molto spesso innesca un circolo vizioso per cui il bambino risente dello stress e dell’assenza del genitore nel contenere queste sue manifestazioni “capricciose” (con le quali egli esprime piccoli e grandi tensioni che non riesce ancora ad identificare compiutamente) avviando così un escalation che amplifica e rende realmente insostenibile e fuori controllo il suo comportamento. Che cosa sta accadendo? Molto spesso il problema non è il capriccio in sé, ma come questo viene vissuto dal genitore a seconda che si trovi in un momento della giornata in cui è più o meno stanco (a fine giornata non sarà la stessa cosa che al mattino) e, soprattutto, a seconda che lo riconosca come “normale” e quindi, sì stancante, ma gestibile,  oppure che sia vissuto come una ripetuta disconferma dell’ideale armonia che, con le proprie cure, egli si aspettava di realizzare in famiglia e nel rapporto coi figli stessi. Altre volte è sull’altro versante, quello del proprio essere genitori, che si proiettano attese irrealistiche pretendendosi educatori perfetti che, senza mai perdere le staffe, creano e mantengono per il loro figlio un ambiente “a misura di bambino” che ponga sempre i suoi bisogni e le sue necessità in primo piano rispetto a qualunque altra incombenza degli adulti. Eppure i bambini hanno molto da apprendere anche dal fatto che, in certi momenti, possano esserci questioni più urgenti delle loro richieste senza per questo compromettere l’affetto dei genitori nei loro confronti, così come può essere altrettanto importante avere dei genitori “reali” anche nelle loro quotidiane preoccupazioni piuttosto che “perfetti”, ma meno autentici. In ogni caso, quindi, cercare di mettere da parte eventuali attese idealizzate sulla genitorialità aiuterà ad eliminare una considerevole quota di stress dalla quotidiana gestione delle fisiologiche “turbolenze” del rapporto coi bambini rendendo i genitori maggiormente in grado di ascoltare i reali bisogni dei propri figli e di se stessi come educatori e come adulti

Cristina Rubano - Psicologa.

Pubblicità

Commenti

Lascia una risposta