Padri non più autoritari, ma autorevoli

dicembre 22, 2010 · Archiviato in Genitorialità 

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Diventare padri oggi significa intraprendere un percorso dagli esiti spesso incerti e non preordinati poiché comporta dover inventare un proprio modo di essere nel rapporto con i propri figli senza poter scontatamente replicare i tradizionali ruoli familiari vissuti nella propria famiglia d’origine.Secondo le maggiori teorie psicologiche la funzione paterna  consisterebbe nel porre e fissare dei limiti e delle regole che servano a comunicare ai figli sicurezza, stabilità e senso della misura, allentando il legame simbiotico instauratosi con la madre nella primissima infanzia e promuovendo lo sviluppo del linguaggio, delle competenze sociali e dell’autonomia. Oggi, tuttavia, tali funzioni non sono più svolte attraverso una figura autoritaria che impartisca regole e disciplina, ma ai nuovi padri è richiesto di conciliare affettività e autorevolezza nel rapporto coi propri figli, sia durante l’infanzia che in adolescenza e questo sia perché sono in qualche modo ormai “sorpassati” i rigidi modelli autoritari su cui si fondavano le famiglie tradizionali; sia perché, con una maggior parità fra i sessi, ai padri è richiesto di assumere e condividere anche funzioni di “accudimento” prima di esclusivo dominio delle donne. In tal modo un uomo è coinvolto in tutte le età e le sfere di sviluppo di un figlio e questo costituisce da un lato una preziosissima risorsa proprio per vivere a pieno una paternità che prima era riduttivamente relegata a funzioni normative. Dall’altro è portatore di non poche criticità per uomini, come quelli di oggi, spesso cresciuti invece proprio da padri materialmente ed affettivamente poco “presenti” e che faticano ad individuare punti di riferimento certi su cui costruire, nella società di oggi, la propria identità di mariti e padri a loro volta. Anzi, a volte, è proprio con l’intento di opporsi a quel modello di padre autoritario e assente che si vorrebbe incarnare per il proprio figlio o figlia quel “padre che non si è mai avuto” rischiando però di adottare uno stile educativo lassista che renda insicuri i bambini e rischiando, soprattutto, di non essere comunque liberi psicologicamente di costruire una propria ed autonoma identità di padre nella relazione con loro. Non si tratta più infatti di esercitare nei confronti dei figli un potere legato al ruolo gerarchico ricoperto all’interno della famiglia, ma di venir riconosciuti dai figli stessi quali punti di riferimento  e guide autorevoli lungo il loro percorso di crescita. Perché accada questo sarà importante essere dei padri fisicamente ed emotivamente presenti e partecipi nella loro vita costituendo dei modelli di riferimento stabili e coerenti sui quali essi sentano di poter fare affidamento. Questo permetterà tanto ai figli quanto ai padri di poter in qualche modo “crescere insieme” nella relazione di reciproca fiducia e di reciproca conoscenza che andranno costruendo giorno per giorno.

Cristina Rubano - Psicologa

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