S.O.S. Pipì a letto! – 2a parte
Un’altra circostanza molto delicata in relazione alla possibile insorgenza dell’enuresi è quella del periodo in cui il bambino viene educato ad usare il vasino e quindi a regolare e gestire l’impulso ad urinare. Non sempre un genitore ha la capacità, in questa fase anche per lui nuova ed incerta, di sintonizzarsi sui tempi del bambino e di adeguarvisi. Può accadere che si interpretino alcuni suoi comportamenti come segnali che egli è finalmente “pronto” mentre invece potrebbe trattarsi semplicemente di una curiosità o di un interesse passeggeri nei confronti del vasino; ad ogni modo è comunque improbabile che un bambino possa essere realmente pronto ad assumere tale controllo prima dei due anni di età. A questo proposito, oltre all’età e alla maturazione fisica, altri possono essere gli indicatori importanti (Brazelton, 2003) fra cui il fatto che egli cominci ad espletare le sue funzioni corporali più regolarmente e diventi consapevole di ciò che accade al proprio corpo manifestando anche desiderio di usare il vasino per imitare il comportamento di “grandi”. In tal modo egli potrà assegnare al controllo sfinterico un valore positivo per sé stesso e la sua autonomia e sarà in grado quindi di partecipare attivamente a questi cambiamenti. Se, al contrario, l’educazione al vasino viene imposta prematuramente o come imposizione a cui ubbidire, il bambino non potrà che subirla passivamente rifiutandola in blocco o accondiscendendo per compiacere i genitori, salvo magari poi “regredire” in futuro. Infatti, se il genitore trasmette un investimento e un’ansia molto forti riguardo all’uso del vasino o all’eventualità che il bambino possa incorrere in alcuni “incidenti” di percorso e bagnarsi, c’è il rischio che egli continui a sentirsi molto insicuro e blocchi questa ulteriore acquisizione verso la sua autonomia. Alcune delle conseguenze dell’enuresi potranno essere, in effetti, proprio quelle di trattenerlo dal partecipare serenamente a gite o vacanze che comportino il trascorrere la notte lontano da casa impedendogli così di allontanarsi dai genitori.
Ad ogni modo, non possono esistere soluzioni precostituite, bagnando il letto ogni bambino esprime un disagio suo peculiare i cui significati vanno ricercati dai genitori entro la specifica relazione che hanno instaurato col proprio figlio. Ciò che, in linea generale, è comunque importante è che la si interpreti come un segnale di disagio e una richiesta di aiuto da parte del bambino: non si tratta né di un comportamento intenzionale, né di un “dispetto” o di una mancanza di volontà da parte sua. Non sarebbe quindi di aiuto impartire punizioni se bagna il letto o, al contrario, premi quando ciò non accade perché questo non farebbe altro che mortificare ulteriormente il bambino che per questo problema prova già profonda vergogna. Soltanto provando a comprendere cosa egli sta comunicando con la pipì a letto ed empatizzando con i suoi vissuti di frustrazione ed imbarazzo si potrà creare la base per ottenere da lui un’attiva collaborazione all’adozione di possibili strategie per affrontare e risolvere gradualmente il problema.
In generale l’enuresi tende a scomparire nella seconda infanzia, qualora permanga oltre i 6-7 anni, potrebbe essere utile richiedere un consulto psicologico per esplorare se vi siano problematiche più complesse che la sostengono.
Cristina Rubano – Psicologa
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