Tiranni a tavola…in balìa di loro stessi

dicembre 9, 2010 · Archiviato in Genitorialità, Infanzia 

bambino-che-mangia

A volte il momento del pasto, in una famiglia dove c’è un bambino, può diventare una vera e propria agonia quotidiana in cui i genitori cercano inutilmente di assecondare i volubili desideri e i più bizzarri capricci del proprio figlio con l’unico risultato di subire l’ennesimo rifiuto dopo averlo invano rincorso col piatto da una parte all’altra della casa.

Magari quello che fino al giorno prima è stato il suo cibo preferito improvvisamente viene allontanato con disgusto o vengono rifiutati tutti gli alimenti offerti fino a richiedere insistentemente proprio quello che ci si è dimenticati di comprare o, ancora, il piccolo commensale sembra incapace di star seduto al suo posto e trascina mamma o papà dalla sedia al divano inframezzando a bocconi di cibo giochi, tv e tutti i diversivi possibili.
Spesso poi, tutte queste pretese spariscono come d’incanto quando i bambini sono a mangiare a casa di altri o alla mensa dell’asilo dove possono rivelarsi molto educati e disposti ad assaggiare quegli stessi cibi che a casa rifiutano tenacemente. Queste apparenti incongruenze segnalano in realtà che il problema non sta evidentemente nel cibo in se stesso ma nel tipo di relazione che, tramite l’offerta di esso, i familiari stanno portando avanti col bambino. Questo assume una sua specificità nei casi sopra citati di quei bambini dai gusti difficili che coi loro capricci a tavola finiscono per tiranneggiare i genitori i quali, presi dall’ansia, si ritrovano in balìa delle richieste e degli impulsi dei figli nell’attesa di poter soddisfare i loro desideri. Così facendo però, senza rendersene conto, lasciano loro l’intera responsabilità di decidere di cosa hanno bisogno aspettandosi che siano loro, invece che il genitore, a fungere da guida nelle scelte alimentari. Infatti con questi comportamenti il bambino sta esprimendo un disagio che si situa proprio nella relazione veicolata dal cibo stesso: se anche il mangiare equivale in qualche modo a comunicare, anche nel pasto, come in qualunque modalità interattiva, è importante che si stabiliscano delle regolarità, delle consuetudini che costiuiscano dei punti di riferimento fermi per orientarsi e prevedere cosa succederà. Che si tratti del fatto che ci stabilisca un solo posto dove consumare i pasti e non altri o che si consenta scegliere soltanto fra quello che viene messo a tavola e non fra infinite opzioni, l’importante è proprio che ai suoi capricci e ai suoi volubili stati d’animo il bambino incontri nel genitore la capacità di gestirli anziché subirli ansiosamente e confusivamente come fa il bambino stesso. In questo modo si eviterà di rinforzare pericolosi circoli viziosi e si veicolerà più efficacemente al bambino il messaggio che al moto dei suoi impulsi, stati d’animo e bisogni che egli ancora non riesce a distinguere c’è un adulto in grado di gestirli, dar loro un significato e contenerli entro una modalità interattiva coerente e, per questo, rassicurante. Questo sarà nel lungo periodo molto più importante che aver semplicemente.. vuotato il piatto!

Cristina Rubano - Psicologa

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