“Primina” sì o no?…

gennaio 14, 2011 · Archiviato in Genitorialità, Infanzia 

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Inviare i bambini a scuola a cinque anni è una scelta che sempre più genitori fanno e non solo per coloro che sono nati a dicembre o a gennaio, ma è veramente un “vantaggio” essere scolari precoci?Dai 5 ai 7 anni i bambini fanno il loro ingesso nella così detta “seconda infanzia” caratterizzata da un notevole sviluppo dal punto di vista motorio, seguito negli anni a venire da una corrispondente crescita staturale e cognitivo-intellettiva che li rende in grado di apprendere determinate operazioni logiche e di relazionarsi ai coetanei nel rispetto di determinate regole e ruoli all’interno del gruppo.
Tuttavia non tutti i bambini progrediscono allo stesso ritmo e ogni progresso o nuova abilità ha bisogno di tempo per consolidarsi e renderli realmente sicuri di se stessi. Pertanto, a quest’età, anche un anno di differenza può significare molto. Non è detto che un bambino che appaia particolarmente sveglio e brillante fin dalla scuola materna sia automaticamente idoneo a fare il salto di classe e questo innanzitutto per due fattori di natura contestuale di cui è importante tener conto. In primo luogo l’orgoglio dei genitori che, pur se in buona fede, potrebbero essere portati a sovrastimare le reali capacità e potenzialità del proprio figlio (magari perché loro stessi hanno fatto il salto di classe o, al contrario, hanno sofferto per esser rimasti all’asilo un anno in più) ritenendo una sorta di “fiore all’occhiello” quello di poterlo mandare in primina. In secondo luogo c’è da dire che i tutti i bambini di oggi, agli occhi di un adulto che si rapporti all’epoca della propria infanzia, possono sembrare “svegli” considerate la differenti opportunità sul piano espressivo, motorio e relazionale di cui beneficiano rispetto ai coetanei di una o due generazioni fa quando non erano diffusi videogiochi e internet e vigevano regole educative più severe e limitanti. Tuttavia, se possono apparire molto sviluppati sul piano cognitivo, essere attratti alla lettura fin dall’asilo e interessati ad imparare a scrivere, possono non essere altrettanto equipaggiati sul piano emotivo  e fisico-staturale. Il rischio è che, pur essendo abili ad apprendere le nozioni di una prima elementare, non siano preparati a stare farmi seduti fra i banchi per molte ore, a tollerare le inevitabili frustrazioni che i primi rapporti coi coetanei e i nuovi insegnanti comporteranno e faticheranno quindi a “stare al passo” vivendo con un eccessivo carico di ansia l’ambiente scolastico (soprattutto se il salto di classe corrisponde più alle aspettative e ai desideri dei genitori). Un altro rischio, inoltre, è che eventuali “cadute” o ritardi nel rendimento scolastico dovute ad un ingresso troppo precoce a scuola possano non manifestarsi subito ma esplodere nella pubertà durante le medie facendo magari comunque perdere un anno al ragazzo e ponendolo così in una situazione doppiamente frustrante che può ripercuotersi negativamente nel suo rapporto con la scuola in futuro.  Gli anni dell’asilo non sono affatto un “tempo perso”, né un semplice luogo a cui affidare i figli durante la giornata lavorativa, sono una “palestra” importantissima dove i bambini si allenano ad acquisire e ad utilizzare quelle capacità cognitive e relazionali che, solo dopo aver maturato un corrispondente sentimento di fiducia in se stessi, potranno efficacemente sviluppare con l’ingesso a scuola cominciando ad assumersi le loro prime piccole ma importantissime responsabilità di neo-scolari.

Cristina Rubano - Psicologa

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