L’ ora di religione alle elementari: conformisti o “diversi” per scelta?

gennaio 17, 2011 · Archiviato in Genitorialità 

ora-di-religioneSe alle superiori l’assenza dall’ora di religione appare più facilmente come scelta autonoma del ragazzo, alla scuola materna sono i genitori che decidono in base alle loro convinzioni in materia ma  un bambino di quell’età può non essere in grado di comprenderle.L’insegnamento dell’ora di religione a scuola ha suscitato negli ultimi anni numerose polemiche man mano che anche la nostra società di va da un lato ad adeguare a valori prettamente “individualisti” che in materia di fede spesso rifiutano le istituzioni ecclesiastiche del passato per lasciare il posto a convinzioni o ricerche spirituali “personali” o a espliciti atteggiamenti di ateismo. Dall’altro il tessuto sociale va sempre più dipingendosi in maniera multiculturale essendosi stabiliti nel nostro paese, ormai da più di una generazione, un numero consistente di persone con diversa etnia e fede religiosa. Aspetto, questo, che si riflette nella composizione delle classi scolastiche in maniera più o meno marcata a seconda delle regioni e delle aree urbane o extraurbane ma che rappresenta ormai una realtà trasversale a tutti gli istituti scolastici. Si pone pertanto in maniera molto più frequente del passato la questione dell’ora di religione alla scuola elementare, mentre una volta era un problema che in qualche modo non si poneva fino alla scuola superiore quando era il ragazzo stesso che eventualmente chiedeva di fare una scelta diversa in tal senso.
C’è innanzitutto da dire che un bambino di 6 o 7 anni utilizza ancora una modalità di ragionamento piuttosto “concreto”, data la sua età, che lo rende del tutto inadeguato a cogliere le questioni e i principi astratti di natura spirituale o fideistica; egli non può quindi far suoi tali valori a un punto tale da giustificarsi completamente la scelta dei genitori di escluderlo dall’ora di religione a cui invece partecipa tutto il resto della classe. Non va dimenticato che questa è l’età del “conformismo” dove il bambino è impegnato ad apprendere e ad uniformarsi alle consuetudini del vivere sociale e non a spiccare individualmente rispetto agli altri. Va quindi valutato se sollevare o meno il proprio figlio dall’ora di religione non soltanto secondo i principi dei genitori ma anche in base a cosa è meglio per lui. Se pure è importante trasmettergli coerenza nel portare a vanti e difendere i valori in cui si crede, potrebbe esserlo altrettanto insegnargli ad integrarsi e a condividere un aspetto importante della cultura dei suoi coetanei e non ed allontanarlo solo perché è diverso dalla propria. Un altro fattore da valutare è anche se, nella stessa classe, vi siano altri bambini esonerati dalla lezione, nel qual caso si potrebbe cogliere l’occasione per dedicarsi ad attività extracurricolari insieme. Dipende in ogni caso dal significato che si dà all’assenza o alla presenza del bambino con genitori “atei” o di altra fede all’ora di religione: farli partecipare può anche essere un modo per integrarli nella cultura ospitante, educarli a rapportarsi alla diversità e fornire magari spunto alla classe nel suo insieme e al docente per arricchire un’ora che – è bene ricordarlo – non è di catechesi, ma di insegnamento della storia e dei valori di una religione, come quella cattolica, che volente o nolente informa ancora oggi gran parte della nostra cultura a prescindere dalle convinzioni spirituali di ognuno.

Cristina Rubano - Psicologa

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