Un dopo-scuola denso di “impegni”
Sempre più spesso i bambini, fin dai primi anni delle elementari, vengono parallelamente coinvolti in un’ampia gamma di attività pomeridiane, dallo sport alla musica alle lezioni di inglese, che, seppur stimolanti, non dovrebbero “saturare” il tempo libero che il bambino ha a disposizione per dedicarsi anche al gioco e al riposo.Negli ultimi decenni è notevolmente cambiato il panorama delle occasioni di socializzazione e apprendimento extrascolastici a disposizione dei bambini facendo sì che, all’interno del loro ambiente di vita, ci siano altri ambienti che si affianchino a quello più tradizionalmente scolastico dove essi possono trovare o ri-trovare i loro coetanei e rapportarsi ad altre figure adulte nella veste di istruttori, allenatori o insegnanti. Si va dalle più diverse attività sportive come calcetto, nuoto danza alle lezioni di violino, pianoforte o chitarra fino a quelle di inglese nella convinzione (relativamente corretta) che l’apprendimento di una lingua straniera sia più agevole nell’infanzia.
Tutte occasioni, per chi può permettersele o per chi ha la fortuna di usufruire di convenzioni o iniziative connesse allo stesso circuito scolastico, molto importanti per arricchire il panorama di rapporti sociali, conoscenze e competenze dei bambini offrendo loro una varietà di stimoli e suggerimenti entro i quali muoversi esplorativamente per scoprire e costruire man mano i propri interessi e le proprie inclinazioni.
Attenzione, però, che tutti questi “impegni” non finiscano per sovraccaricare il bambino, che già a scuola assolve la sua quota di “dovere” quotidiano, senza lasciargli spazio per avere tempo libero da decidere autonomamente e liberamente come impegnare e anche per restare a casa insieme agli adulti: non tutta la sua giornata deve necessariamente essere già “piena” o svolgersi in ambienti “a misura di bambino”.
Un secondo aspetto molto delicato è poi quello degli stessi desideri o aspirazioni che, comprensibilmente, i genitori possono nutrire nei confronti del figlio/figlia incoraggiandolo con orgoglio ad eccellere in determinate attività (in cui a loro volta hanno primeggiato o che al contrario gli sono state negate) per realizzare, più che le aspirazioni del bambino, quelle di loro stessi.
Un bambino di 7-8 anni non è in grado di distinguere fra i suoi veri interessi e le aspettative del suo ambiente familiare, ma se occuperà il tempo libero della sua infanzia per compiacere l’orgoglio dei genitori sacrificherà l’esplorazione e la curiosità verso ciò che lo circonda alla ricerca delle sue vere inclinazioni. Non è realistico aspettarsi che l’iscrizione al calcetto sia il presagio di un calciatore fuoriclasse, né che il saggio di danza lo sia di un ballerino o ballerina professionista: sono tutte piccole ma importanti passioni che potranno accompagnare il bambino durante l’infanzia ma che non necessariamente si protrarranno anche nel corso dell’adolescenza. Quel che è importante è che i bambini utilizzino queste esperienze per sperimentarsi in aree che siano realmente di loro interesse, che imparino, in tal modo, ad impegnarsi per raggiungere degli obiettivi (piccoli, ma per loro molto importanti) e a conoscersi nelle loro capacità, limiti e inclinazioni personali. Tutte acquisizioni, queste, che li accompagneranno nelle scelte della loro vita futura qualunque esse siano.
Cristina Rubano - Psicologa
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