Dalla famiglia “autoritaria” alla famiglia “affettiva”
Se fino ad alcuni decenni fa il modello familiare dominante era quello di tipo più tradizionalmente “autoritario”, imperniato sulla disciplina e l’obbedienza, ritenuti punti di riferimento indiscutibili per ogni sistema familiare; le famiglie attuali sembrano invece aver perso questa assoluta rigidità per lasciare maggiore spazio agli affetti e ai bisogni individuali.
Come sono cambiati gli adolescenti “in crisi”
Con l’affermarsi di un diverso modello familiare meno autoritario e più attento agli affetti e ai bisogni dei figli è mutato il rapporto tra gli adolescenti e il mondo degli adulti comportando per le inevitabili “crisi adolescenziali” nuovi scenari.
Tv: quanta e come? – 2a parte
Tenendo conto delle particolari caratteristiche che il consumo mediale della tv va ad assumere per i bambini è inevitabile che le abitudini familiari debbano in parte adeguarsi alla presenza dei piccoli telespettatori differenziando un consumo “adulto” della tv da uno a cui possa aver accesso un bambino.
Tv: quanta e come? – 1a parte

La televisione, nonostante la nostra vita quotidiana si sia arricchita di numerosi altri supporti mediali grazie ad internet, continua ad essere una presenza costante nella vita dei bambini fonte di input a volte stimolanti, altre volte inquietanti o difficili da decodificare per i piccoli telespettatori.
“Perché, perché perché …” i bambini domandano - 2a parte
Spesso i bambini, soprattutto verso i 3-4 anni non si limitano a porre alcune domande solo su questioni o immagini che possono averli particolarmente colpiti o affascinati, ma soprattutto su aspetti apparentemente ordinari della vita di ogni giorno che obbligano i genitori a motivare anche il più piccolo o banale gesto quotidiano in una concatenazione di “perché” che sembra non avere fine.
“Perché, perché perché …” i bambini domandano… - 1a parte
A partire dai 3 anni le capacità linguistiche dei bambini subiscono un’improvvisa impennata: molto rapidamente essi iniziano ad apprendere un quantitativo impressionante di nuovi vocaboli, imparano a costruire la frasi, a chiedere, comunicare, farsi capire e…a domandare i perché di tutte le cose!
Quali menzogne: significati possibili delle bugie infantili – 2a parte
Verso i 6-7 anni la morale esclusivamente eteronoma con cui il bambino tendeva a giudicare ciò che era giusto o sbagliato esclusivamente sulla base delle conseguenze di un’azione, viene gradualmente sostituita ad un senso di moralità che tiene conto anche di altre variabili legate alle intenzioni e al contesto.
Quali menzogne: significati possibili delle bugie infantili – 1a parte
Fra le più comuni bugie dei bambini ci sono quelle che essi dicono per discolparsi: “non sono stato io” è il modo con cui, prima con l’onnipotenza del pensiero magico della prima infanzia, poi con la chiara consapevolezza delle proprie “colpe”, il bambino tenta comunque di evitare di riconoscere il torto commesso e, con esso, quella parte cattiva o disobbediente di sé.
Le bugie dei bambini: tra fantasia e realtà
La menzogna nei bambini piuttosto che un’eccezione è in un certo senso la regola: tutti i bambini mentono e imparano solo gradualmente il senso e il valore del dire la verità man mano che va consolidandosi la loro capacità di distinzione tra fantasia e realtà, tra immaginario e reale e che, parallelamente, si va costruendo ed evolvendo il loro senso di moralità, di cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Se in classe c’è un compagno disabile
Poiché durante la seconda infanzia il bambino ha un forte bisogno di uniformarsi e sentirsi uguale ai suoi coetanei per costruire il suo senso di competenza, doversi rapportare in classe ad un compagno disabile può metterlo in forte difficoltà sollecitando le sue personali insicurezze.










