“Perché, perché perché …” i bambini domandano - 2a parte
Spesso i bambini, soprattutto verso i 3-4 anni non si limitano a porre alcune domande solo su questioni o immagini che possono averli particolarmente colpiti o affascinati, ma soprattutto su aspetti apparentemente ordinari della vita di ogni giorno che obbligano i genitori a motivare anche il più piccolo o banale gesto quotidiano in una concatenazione di “perché” che sembra non avere fine. Fortunatamente quest’atteggiamento così insistente fa parte solo di una fase transitoria legata all’età e non contraddistingue tutta la curiosità infantile che, negli anni successivi, andrà a focalizzarsi più su altri aspetti del vivere. Se è sicuramente impegnativo stare dietro ad un atteggiamento che può facilmente diventare irritante per un adulto, può essere utile tener presente alcuni aspetti.
Una serie inesauribile di domande rivela da un lato una curiosità e una capacità di stupirsi per ogni piccola cosa tipica dell’immaturità ma anche della freschezza del pensiero infantile; dall’altro è, allo stesso tempo, una richiesta di attenzioni e di considerazione. Questo non vuol dire, certo, che si possa divenire schiavi di ogni capricciosa sequela di domande da parte dei bambini; quel che più fa la differenza è l’atteggiamento con cui un genitore si pone nel dare risposte a questi insaziabili “perché”. Sminuirli, ridicolizzarli o ignorarli a priori non farà che esasperare il problema: il bambino con buona probabilità proseguirà a chiedere senza sosta il motivo di ogni piccolo gesto compiuto dal genitore non solo per una reale curiosità, ma anche per ricevere attenzione e considerazione. Come comportarsi allora?…
Un bambino nell’ “età dei perché” sta esplorando e mettendo alla prova non solo il mondo che lo circonda e gli adulti che lo accudiscono, ma anche se stesso e le sue nuove capacità, egli tuttavia adotta un pensiero ancora rigido e piuttosto egocentrico, non è in grado, in altre parole, di comprendere l’effetto che le sue continue domande hanno sugli adulti poiché rapporta tutto ancora in relazione a sé stesso e alle sue esigenze. Sarà importante allora, da un lato, farlo sentire accolto e ascoltato in quelle che possono sembrare assurde o banali domande con cui alimenta il suo entusiasmo e la sua curiosità verso il mondo; dall’altro non esitare ad interrompere al momento opportuno i suoi perché affermando che ci sono altre incombenze e distraendolo magari con qualcos’altro: sarà comunque meglio piuttosto che iniziare a rispondere irritati o di mala voglia o fornire spiegazioni che un bambino di quell’età non può comprendere.
Cristina Rubano - Psicologa
Per saperne di più:
Ferraris, O. (200). Le domande dei bambini. Milano: Rizzoli.
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