Tv: quanta e come? – 2a parte

febbraio 21, 2011 · Archiviato in Genitorialità 

bambini-tv

Tenendo conto delle particolari caratteristiche che il consumo mediale della tv va ad assumere per i bambini è inevitabile che le abitudini familiari debbano in parte adeguarsi alla presenza dei piccoli telespettatori differenziando un consumo “adulto” della tv da uno a cui possa aver accesso un bambino.Se per un adulto la tv rientra nelle abitudini della normale “routine quotidiana”, non dobbiamo dimenticarci che invece per un bambino, anche in età scolare, molte cose sono fonte di novità e di stupore compreso ciò che vede alla tv, per questo è bene che non venga né sovraccaricato di immagini, né lasciato per troppo tempo abbandonato a sé stesso.

L’effetto “ipnotizzante” che i programmi televisivi possono avere sui bambini, catturando con totalità la loro attenzione e il loro coinvolgimento, se da un lato può consentire ai genitori di svolgere con maggior tranquillità una serie di incombenze mentre i piccoli “stanno buoni” a vedere i loro cartoni preferiti, dall’altro può rivelarsi pericoloso soprattutto se protratto a lungo. Anche se costituisce un’attività apparentemente ludica e di svago, per un bambino guardare la televisione può comportare un carico emotivo e cognitivo piuttosto elevati dati dal suo coinvolgimento nella storia, dal suo grado di immedesimazione coi personaggi, dalla sua capacità ancora piuttosto fervida di confondere e passare con facilità dal piano della realtà a quello dell’immaginazione. Inoltre non va dimenticato che la fruizione televisiva è di tipo “passivo”: chi guarda riceve tutta una sequenza di immagini e di input che sta a lui decodificare senza che ci sia alcuna possibilità di scelta o di interazione.

Per questo motivo, più che la quantità di tempo in assoluto che un bambino passa alla tv, è importante la qualità, ovvero quanto egli sia affiancato dalla presenza di un genitore che, anziché “parcheggiarlo” davanti ai cartoni animati, condivida con lui quanto sta vedendo per offrirgli l’opportunità di riflettere sui significati di ciò che vede, di formulare opportune domande e di “smorzare” un po’ i toni di un isolamento televisivo troppo passivo e totalizzante che può fargli perdere il senso di ciò che è reale e di ciò che è solo finzione. In ultimo, ma non per importanza, la questione se sia o meno opportuno che i bambini assistano insieme ai genitori a telegiornali, film o quant’altro faccia parte della quotidiana programmazione televisiva che i genitori sono abituati a vedere. In linea di massima sarebbe opportuno che i genitori distinguessero quei programmi dai contenuti eccessivamente turbative per un bambino come scene violente o particolarmente crude di alcuni film e telegiornali dai quali sarebbe bene che rimanesse escluso, da altre programmazioni che, seppur non dedicate all’infanzia, potrebbero di tanto in tanto esser seguite anche dai bambini più grandicelli purché in compagnia degli adulti.

Cristina Rubano - Psicologa

Pubblicità

Commenti

Lascia una risposta