Se mamma o papà perdono il lavoro …
La disoccupazione di un genitore costituisce certamente un momento di grande criticità non solo per la persona stessa, ma anche per gli equilibri e i rapporti familiari nel loro insieme; ma se e in che modo è bene metterne i figli al corrente?
Un bambino che si trovi ancora ad attraversare la prima infanzia, non sarebbe in grado di comprendere realmente cosa significhi che la mamma o il papà hanno perso il lavoro; in questo caso è quindi inutile fornire ai figli informazioni che non sarebbero loro d’aiuto.
Il discorso è diverso nel caso in cui i figli abbiano superato i 6-7 anni di età e ancor di più se sono ormai alle soglie della pubertà: pensare di mentire loro sul reale stato di cose potrebbe generare equivoci ben peggiori. Il genitore disoccupato passerà naturalmente molto più tempo a casa e facilmente il clima familiare e i rapporti tra i due coniugi potranno essere abbastanza tesi, preoccupati o depressi: tutte queste sfumature verranno immediatamente notate e avvertite dai bambini e ragazzi che, se privati di una spiegazione reale, potranno anche immaginare guai ben peggiori come un imminente divorzio dei genitori o una grave malattia di uno dei due.
Se per un adulto, comprensibilmente, il lavoro è anche un forte veicolo di identità personale e la sua perdita mette facilmente in crisi anche altri ruoli della sua esistenza, compresi quelli di padre o madre e di coniuge. Per un bambino, invece, il lavoro dei genitori (e conseguentemente la sua eventuale perdita) non è vissuto come misura del loro affetto, della loro presenza o della stima di cui sono degni: non sarà la disoccupazione in sé, quindi, ma il modo in cui verrà affrontata e comunicata a fare per loro la differenza.
Potrebbe essere d’aiuto, se possibile, che i due coniugi comunichino insieme al bambino quanto è accaduto rassicurandolo che episodi del genere sono sempre più frequenti nella società di oggi e che, quindi, può essere del tutto normale dover cercare un altro lavoro e svolgere diversi lavori nell’arco della vita. Anche i nonni, se disponibili a fornire supporto, possono costituire una valida fonte d’aiuto qualora il clima familiare divenisse eccessivamente teso e i due genitori non riuscissero ad assicurare costantemente, la giusta serenità per i loro figli.
In ogni caso, se il bambino percepirà unità e determinazione dei due genitori insieme nell’affrontare questo momento di relativa instabilità familiare potrà certamente beneficiare delle informazioni ricevute, della maggior disponibilità del genitore a casa che avrà maggior tempo da dedicargli e imparare che le certezze, quelle affettive, sono ben più importanti e salde rispetto a quelle economiche e materiali.
Cristina Rubano - Psicologa
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