Sesso sicuro o “improvvisato”? – 1a parte
Viviamo ormai nell’era dei media e della globalizzazione dove qualunque tipo di informazione è alla portata di tutti compresa la sessualità, l’AIDS e la contraccezione; eppure nonostante questo molti ragazzi risultano adottare comportamenti a rischio sembrando paradossalmente sprovveduti e poco responsabili si se stessi: sicuro che sia solo una questione di “disinformazione”?
Molte campagne di prevenzione sono mese in atto in modo sostanzialmente “passivo” limitandosi a promuovere una corretta informazione e un aumento di conoscenze su contraccezione e malattie sessualmente trasmesse assumendo implicitamente che l’acquisizione di tali conoscenze si traduca automaticamente nell’adozione di comportamenti preventivi da parte degli adolescenti. Diversi studi dimostrano invece come una mera informazione non riesca a produrre un reale cambiamento di atteggiamenti verso la prevenzione e la contraccezione, né, tantomeno, un cambiamento nelle intenzioni comportamentali.
La messa in atto di comportamenti a rischio soprattutto fra gli adolescenti è sostenuta infatti da una molteplicità di altri fattori (variabili socio-demografiche, schemi normativi-valoriali, stili di funzionamento familiare ecc..) che interessano tutte quelle dimensioni relazionali, affettive e ambientali che entrano in gioco con la sessualità.
Gli adolescenti infatti, pur correttamente informati sull’esistenza dei rischi connessi con rapporti sessuali “a rischio” (Aids, gravidanze indesiderate eccetera) sembrano modificare la loro percezione soggettiva del rischio sottostimandolo quando tale valutazione sia rivolta a sé stessi e di chi è a loro vicino, là dove intervengono altri i fattori ad influenzare personalmente l’adozione o meno di determinati comportamenti.
Fra questi è interessante considerare due elementi: l’influenza del gruppo dei pari e la comunicazione all’interno della coppia.
Il gruppo dei pari, infatti, elaborando una propria “cultura” costituisce certamente una risorsa per l’adolescente fornendogli un modello di riferimento e un appartenenza alternativi che gli consentono di iniziare ad emanciparsi dal contesto familiare. Tuttavia il gruppo può anche rappresentare un pesante condizionamento per un adolescente là dove blocchi espressione di esigenze e bisogni individuali, elaborando norme e credenze condivise sulle quali egli non sempre è in grado di operare un pensiero critico. Tutto questo può avvenire anche per ciò che riguarda la sessualità; diventa difficile allora, per un ragazzo, far fede a determinate “regole di condotta” (come l’utilizzo del profilattico) là dove queste siano scoraggiate o ignorate dagli amici e coetanei dello stesso sesso con cui ci si confronta.
Cristina Rubano – Psicologa
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