Improvvisamente il caos: i bambini e l’età del “no”
Fra i due e i tre anni i bambini attraversano una fase del loro sviluppo in cui improvvisamente appaiono capricciosi e contrariati da ogni cosa e rifiutano ostentatamente qualunque proposta con decisi “no” che mettono a dura prova la pazienza di molti genitori.
E’ anzitutto utile esaminare quel “no” che ora il proprio figlio ostenta ad ogni costo, alla luce del più globale sviluppo a cui ogni bambino va incontro tra i due e i tre anni.
Durante questo arco di tempo, infatti, si sviluppano notevolmente sia le capacità motorie che le competenze linguistiche dei bambini, questo li rende più autonomi, più in grado di giocare, esplorare l’ambiente e rapportarsi agli altri senza la costante mediazione di un adulto. Il bambino sperimenta quindi queste sue nuove acquisizioni mettendo continuamente alla prova se stesso e gli altri sulle proprie capacità di autonomia.
Ostentare un “no” a qualunque proposta o disposizione dei genitori (anche riguardo a ciò che prima lo appassionava o compieva di buon grado) rappresenta simbolicamente un mezzo per affermare la propria identità, un primo iniziale distacco dalla dipendenza genitoriale.
Niente di personale quindi, solo una fisiologica ed inevitabile fase della crescita, impegnativa certo ma comunque più o meno definita nel tempo. Alcune linee guida possono però aiutare ad individuare di volta in volta la strategia più appropriata per non esasperare la situazione.
I bambini hanno un certo “fiuto” per gli stati d’animo degli adulti e in particolare dei loro genitori: capiscono molto bene quando li stanno “sfinendo” con i loro continui capricci. Tuttavia nel cercare di affermare la propria identità separata, il bambino, attraverso il “no”, chiede anche di sapere qual è il limite oltre il quale non può spingersi, questo gli da sicurezza e contribuisce a garantirgli dei punti di riferimento.
Pertanto rimane fondamentale che un genitore segua anche poche regole ma con estrema coerenza: “cedere” per stanchezza rischia di alimentare la confusione del bambino e di peggiorare il problema.
Una strategia spesso utile è l’indifferenza: piuttosto che venir punito per il suo atteggiamento oppositivo e riluttante, per il bambino è più utile imparare (man mano) che può avere dei vantaggi (premi, giochi condivisi, attenzioni dei genitori) quando mostra invece un comportamento rispettoso e adeguato alle esigenze degli altri e alle regole del vivere comune.
Inoltre evitare domande dicotomiche (ad esempio “vuoi la yogurt?”), ma porlo di fronte a due alternative (“preferisci lo yogurt o il latte?”) può aiutare a smorzare il conflitto di “potere” per sollecitare invece le reali capacità di scelta del bambino e i suoi effettivi desideri.
Cristina Rubano - Psicologa
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