Gli amori degli adolescenti: la ricerca dell’ideale impossibile

maggio 16, 2011 · Archiviato in Genitorialità 

amori-adolescenziali

Se durante gli anni delle scuole medie, ragazzi e ragazze si “annusano” per lo più da lontano trincerandosi dietro l’anonimato che il gruppo dei propri pari (quello dei ragazzi e quello delle ragazze) consente; durante gli anni delle superiori nascono i primi “amori”, le prime unioni di coppia che inevitabilmente cambiano e ridefiniscono i rapporti col resto del gruppo ed anche con le figure genitoriali.
Si tratta di legami spesso esclusivi, fusionali, assolutizzanti, dove ci si dà totalmente per l’altro e non c’è spazio per l’ “io” ma solo per il “noi”. Sono amori sostenuti dalla tensione verso un ideale di perfezione e di unione nel quale non sembra esserci spazio né per l’autonomia dell’altro, né (spesso) per impegni e doveri scolastici, né per le relazioni familiari, bruscamente poste in secondo piano.
I ragazzi che, durante l’adolescenza, vivono i loro primi innamoramenti in questo modo spesso vivono con altrettanta “drammaticità” la loro eventuale rottura fino a rifiutare qualunque altra forma di contatto con la realtà: si smette di mangiare, ci si rifiuta di uscire o di vedere gli amici, ci si disinteressa totalmente degli impegni scolastici.
Come genitori si può, comprensibilmente, avvertire molta difficoltà a rapportarsi a questi ragazzi improvvisamente divenuti “distanti”, “assenti” totalmente assorbiti dall’idillio dei loro primi amori e dai drammi delle conseguenti rotture. Non di rado, guidati dall’apprensione e dallo sgomento di non riconoscere più il proprio figlio, si può cominciare a guardare con sospetto al nuovo compagno/compagna che ha catalizzato tutte le sue attenzioni ed energie; spesso molti genitori si sorprendono in comportamenti eccessivamente “controllanti” o a fare scenate che aumentano soltanto le conflittualità e le incomprensioni.
Ma è veramente il caso di allarmarsi?
In realtà va anzitutto considerato che, quella delle prime “cotte”, degli amori romantici o esclusivi è una caratteristica tipica dell’adolescenza e, come tale, rappresenta quindi, per lo più, soltanto una fase di transizione e non un tratto stabile del carattere del ragazzo o della ragazza. La non ancora completa maturità sul piano fisico ed emotivo fa sì che si cerchi, in questi primi legami con l’altro sesso, più che altro un completamento di sé e della propria identità ancora incerta e non definita e, insieme a questo, un tipo di relazione affettiva alternativa a quella che si ha con i propri genitori tipica dell’infanzia. L’unione è quindi spesso idealizzata e assolutizzata proprio perché rispondente al bisogno di definire in qualche modo e completare il proprio sé, a trovare nell’altro quelle parti di sé stessi di cui ci si sente carenti non in grado di sviluppare autonomamente. Per gli stessi motivi, anche le rotture di queste infatuazioni più o meno passeggere possono essere connotate da toni altamente drammatici e non congruenti col piano di realtà.
Alla luce di tutto questo, l’atteggiamento più utile da parte di un genitore è sicuramente quello di riconoscere e rispettare il diritto del proprio figlio, in quanto adolescente, a vivere questa particolare fase della sua crescita piuttosto che subissarlo di domande inquisitorie, proibizioni o consigli non richiesti o massime di vita su come è più o meno giusto comportarsi in amore. Questo, tuttavia, non esclude che un genitore intervenga di tanto in tanto per riportare il proprio figlio coi “piedi per terra” restituendogli sì il rispetto, ma anche la responsabilità del proprio comportamento  e delle conseguenze che questo può avere. Gi adolescenti per poter arrivare a definire se stessi hanno bisogno sia di potersi sperimentare, immergersi in loro stessi e giocare molte “parti”; ma anche di scontrarsi col senso del limite e con le richieste che la realtà esterna gli pone.

Cristina Rubano - Psicologa

Commenti

Lascia una risposta