Le fiabe e lo sviluppo psicologico del bambino
Le fiabe, lungi dall’essere un’usanza d’altri tempi, rappresentano ancora, a dispetto dei più avanzati mezzi di comunicazione digitale, un insostituibile supporto allo sviluppo psicologico del bambino sia nella prima che nella seconda infanzia.
Il bambino apprende solo gradualmente, nel corso del suo viluppo, a distinguere fra sé e l’ambiente che lo circonda, ad interpretare correttamente i propri stati emotivi e a differenziarli dai propri bisogni fisici (quali game, sonno ecc…), e a servirsi di categorie di riferimento condivise culturalmente e socialmente per assegnare senso e significato agli eventi e collegarli fra loro. Lungo questo percorso le fiabe costituiscono uno strumento importante per rappresentare ed oggettivare ciò che il bambino ha in animo ma che non riesce ancora ad esprimere compiutamente. Le fiabe, infatti, si prestano a rappresentare molte di quelle tensioni, turbamenti e conflitti tipici della vita emotiva dei bambini a cui essi non sono ancora in grado di dare un nome o di riconoscere consapevolmente. Allo stesso tempo le fiabe forniscono principi e valori di riferimento quand’anche veri e propri insegnamenti di vita.
Le fiabe, infatti, rappresentano bene, attraverso i loro personaggi, le ambivalenze che, inevitabilmente, sono proprie di ogni esperienza di vita e degli affetti, basi pensare alla strega che fa da contraltare alla madre totalmente buona, al lupo o l’orco che rappresenta i pericoli e le insidie che la vita riserva a ciascuno di noi e così via. Le fiabe insegnano, con questo, la possibilità di reagire e superere le difficoltà opponendo valori positivi come la lealtà, il coraggio, l’astuzia e l’amore.
Così facendo le fiabe costituiscono una sorta di “canovaccio” di cui il bambino può servirsi per dar senso alle proprie esperienze interiori (la mamma amorevole e la mamma arrabbiata per esempio) perché divengano man mano codificate e comunicabili a parole o mediante il disegno o il gioco.
Altro ruolo fondamentale delle fiabe è quello di aprire la porte al regno della fantasia e dell’immaginazione mediando tra fantasia e realtà. In tal senso il racconto o la lettura delle fiabe da un libro illustrato costituisce ancora il mezzo migliore perché il racconto verbale costituisce un mediatore cognitivo importante che stimola il bambino a creare le proprie immagini secondo le sue personali capacità creative.
Spesso i bambini insistono perché si racconti loro ripetutamente le stesse fiabe: non si tratta di una noiosa fissazione, infatti man mano che procedono con il loro sviluppo cognitivo ampliano le proprie capacità di comprensione e di lettura del reale; per questo le stesse fiabe in momenti successivi saranno in grado via via di rivelare loro cose nuove.
Cristina Rubano – Psicologa
Commenti
Lascia una risposta


