Lontano dagli occhi ma non dal cuore: un figlio va via di casa
Arriva per tutti i genitori, presto o tardi, il momento in cui i figli si rendono finalmente autonomi e vanno via di casa per costruire la propria vita altrove; spesso non è affatto facile riorganizzare la propria vita familiare complice anche il fatto che oggi questo passaggio avviene sempre più tardi.
Nessun altro mammifero del mondo animale conosce un periodo di neotenia così prolungato quanto quello dei “cuccioli” della specie umana. Certo, si dirà, l’essere umano è un organismo complesso e le competenze e le abilità fisiche e cognitive che deve sviluppare man mano per adattarsi efficacemente al suo ambiente richiedono, comprensibilmente, un periodo di “apprendistato” piuttosto prolungato. Tuttavia altri fattori, di natura culturale e socioeconomica, contribuiscono a prolungare sempre di più la permanenza in famiglia delle ultime generazioni. Si finiscono gli studi, ci si specializza, si cerca lavoro, si cerca la casa….ed ecco che si è finalmente pronti a “lasciare il nido” non prima di aver raggiunto la soglia dei trent’anni. Questo fenomeno che, appunto, ha le sue complesse determinanti culturali e sociali, certamente non facilita però il distacco genitori-figli. Si diventa adulti permanendo in famiglia e continuando a godere del sostegno economico dei propri genitori spesso anche durante i primi anni di permanenza fuori casa. Non che questo sia di per sé sbagliato, ma rappresenta senza dubbio un aspetto su cui soffermarsi perché può avere implicazioni del tutto peculiari sul futuro rapporto fra genitori e figli.
Un primo aspetto da non sottovalutare è che in questo modo l’età adulta non comporta di per sé un distacco e un sostanziale cambiamento nel rapporto coi genitori che, per un verso o per un altro, possono continuare a sentirsi chiamati a farsi carico del sostegno economico e materiale dei propri figli. Questo rischia di essere d’ostacolo quando i figli vanno via di casa, si tende a percepirli ancora psicologicamente “sotto il proprio tetto” invece di accettare di essere entrati in una nuova fase di vita nella quale i figli non dovrebbero più aver bisogno di mamma e papà.
Per un genitore è sicuramente fonte di gioia e di orgoglio che un figlio trovi la sua strada e si renda autonomo, tuttavia per la propria identità di mamma o di papà può rappresentare anche un passaggio difficile e doloroso. Accettare che i propri figli non hanno più bisogno di loro mette in crisi le basi su cui, dopotutto, si fonda il rapporto genitoriale fino alla fine dell’adolescenza. Durante l’età adulta dei figli il rapporto è tutto da costruire su nuove basi che non dovrebbero essere più di dipendenza o di bisogno affettivo o materiale. Comprendere questo è importante sia per una completa e serena autonomia dei figli stessi, sia per una circolazione fluida e spontanea degli affetti.
Quando un domani i ruoli si invertiranno, sarà una gioia e non un dovere accompagnare la vecchiaia di chi ci ha permesso di crescere.
Cristina Rubano - Psicologa
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