Essere genitori dopo il divorzio
Dopo una separazione o un divorzio accade inevitabilmente che i due genitori si dividano più o meno equamente il tempo da passare coi figli, questo ha tuttavia delle peculiari conseguenze sulla qualità del tempo e della relazione con loro che rischia di alternarsi fra un pericoloso “tutto o niente”.
Separarsi dal coniuge significa dover ricominciare una nuova vita e per molti questo coincide con nuove amicizie, nuovi interessi, nuovi partner o la necessità di intensificare il tempo dedicato al lavoro. Si intensifica, in tal modo, l’orizzonte delle attività e degli interessi extrafamiliari ora che il nucleo familiare si è ridotto alla relazione duale e alternata tra un solo genitore alla volta e i propri figli.
Sempre più spesso oggi si sceglie l’affido condiviso e i bambini, almeno finché sono piccoli, trascorrono la settimana alternandosi fra casa della mamma e casa del papà. Questa situazione, se da un lato è vantaggiosa perché ridistribuisce su entrambi l’impegno genitoriale e consente al bambino di mantenere un rapporto e un contatto più costante con mamma e papà, dall’altro rischia di creare un’erogazione di attenzioni e di affetto altalenante ed intermittente che non sempre giova al suo equilibrio emotivo.
Capita spesso, infatti, che ognuno dei due genitori releghi, comprensibilmente, la maggior parte delle proprie attività nei momenti in cui il figlio è con l’altro per concentrare poi interamente la propria attenzione su di lui quando lo ha con sé. Questo crea una relazione genitoriale che rischia però di essere troppo centrata sul figlio e, per così dire, artificiosamente “a misura di bambino”, quando invece i bambini hanno bisogno, oltre che del tempo che mamma e papà dedicano a giocare con loro, anche di occasioni per osservarli nelle loro personali attività quotidiane ed “adulte” provando magari maldestramente a prendervi parte o facendo domande e attivando la loro naturale curiosità. Inoltre, in tal modo il ambino impara anche a rispettare tempi e priorità che possono non coincidere con le sue, uscendo gradualmente dall’egocentrismo del pensiero infantile. Niente di male, certo, a voler dedicare maggior attenzione ad un figlio che ora si vede per la metà del tempo, ma attenzione a coinvolgerlo anche un po’ in quello che è ora il resto della propria vita di adulti: li aiuterà a crescere e li farà sentire partecipi e per questo amati e apprezzati.
Cristina Rubano - Psicologa
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