“Perché, perché perché …” i bambini domandano… - 1a parte
A partire dai 3 anni le capacità linguistiche dei bambini subiscono un’improvvisa impennata: molto rapidamente essi iniziano ad apprendere un quantitativo impressionante di nuovi vocaboli, imparano a costruire la frasi, a chiedere, comunicare, farsi capire e…a domandare i perché di tutte le cose!
Quali menzogne: significati possibili delle bugie infantili – 2a parte
Verso i 6-7 anni la morale esclusivamente eteronoma con cui il bambino tendeva a giudicare ciò che era giusto o sbagliato esclusivamente sulla base delle conseguenze di un’azione, viene gradualmente sostituita ad un senso di moralità che tiene conto anche di altre variabili legate alle intenzioni e al contesto.
Quali menzogne: significati possibili delle bugie infantili – 1a parte
Fra le più comuni bugie dei bambini ci sono quelle che essi dicono per discolparsi: “non sono stato io” è il modo con cui, prima con l’onnipotenza del pensiero magico della prima infanzia, poi con la chiara consapevolezza delle proprie “colpe”, il bambino tenta comunque di evitare di riconoscere il torto commesso e, con esso, quella parte cattiva o disobbediente di sé.
Le bugie dei bambini: tra fantasia e realtà
La menzogna nei bambini piuttosto che un’eccezione è in un certo senso la regola: tutti i bambini mentono e imparano solo gradualmente il senso e il valore del dire la verità man mano che va consolidandosi la loro capacità di distinzione tra fantasia e realtà, tra immaginario e reale e che, parallelamente, si va costruendo ed evolvendo il loro senso di moralità, di cosa è giusto e cosa è sbagliato.
“Primina” sì o no?…
Inviare i bambini a scuola a cinque anni è una scelta che sempre più genitori fanno e non solo per coloro che sono nati a dicembre o a gennaio, ma è veramente un “vantaggio” essere scolari precoci?
Le coliche dei primi mesi
Le coliche successive al pasto rappresentano un problema piuttosto comune nei neonati, ma non per questo connaturato alla loro condizione di “lattanti”, quanto piuttosto ad una fase di reciproca conoscenza tra genitori e bambino che deve ancora affinarsi perché quello della poppata possa costituire un momento piacevole e gratificante per entrambe le parti anziché carico di ansie e tensioni.
Psicosomatica del bambino e comunicazioni familiari
Se è vero che il corpo può naturalmente costituire un mezzo di comunicazione per il bambino piccolo, anche gli stili comunicativi adottati dai genitori sia con il bambino stesso che fra di loro o verso gli altri fratelli potranno influenzare la risoluzione o la persistenza di un disturbo psicosomatico nel proprio figlio.
Il corpo prima delle parole: i disturbi psicosomatici infantili

Si intendono come psicosomatici tutti quei disturbi in cui non è individuabile una causa organica e mediante i quali il bambino richiama attenzioni e affetto comunicando un disagio di natura emotiva che egli non è ancora in grado di elaborare e di esprimere a parole: le coliche dei primi mesi, gli eczemi, i dolori addominali e altri sono tutti messaggi che il corpo del bambino lancia a chi si prende cura di lui.
S.O.S. Pipì a letto! – 2a parte
Un’altra circostanza molto delicata in relazione alla possibile insorgenza dell’enuresi è quella del periodo in cui il bambino viene educato ad usare il vasino e quindi a regolare e gestire l’impulso ad urinare.
S.O.S. Pipì a letto! – 1a parte
Quello del bagnare il letto è un problema che affligge molti bambini insieme, naturalmente, ai loro genitori e che non è sempre facile comprendere ed affrontare nei giusti termini per distinguere se si tratti di un problema organico, un disagio psicologico passeggero o un problema più profondo.










