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	<title>GenitoriBlog</title>
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	<description>Supporto alla genitorialità</description>
	<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 15:34:10 +0000</pubDate>
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		<title>Maggio di Informazione Psicologica: come partecipare</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:59:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>

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		<description><![CDATA[Come vi accennavamo, abbiamo scelto di promuovere anche noi questo macroevento che si terrà in tutta Italia. Questo l&#8217;importante invito dello staff a voi tutti che volete essere parte attiva del Maggio di Informazione Psicologica, scegliendo gli argomenti di cui volete che gli psicologi vi parlino nelle serate a tema di maggio.
&#8220;Anche quest’anno la macchina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.genitoriblog.it/2010/03/maggio-di-informazione-psicologica-come-partecipare/"><img class="alignnone size-full wp-image-106" title="Maggio di Informazione Psicologica: come partecipare" src="http://www.genitoriblog.it/wp-content/uploads/bunner12.jpg" alt="bunner12" width="500" height="180" /></a>Come vi accennavamo, abbiamo scelto di promuovere anche noi questo macroevento che si terrà in tutta Italia. Questo l&#8217;importante invito dello staff a voi tutti che volete essere parte attiva del Maggio di Informazione Psicologica, scegliendo gli argomenti di cui volete che gli psicologi vi parlino nelle serate a tema di maggio.<span id="more-103"></span><br />
&#8220;Anche quest’anno la macchina organizzativa del MIP si è messa in moto. Il Maggio di Informazione Psicologica si propone di avvicinare il grande pubblico e il singolo cittadino alla psicologia.<br />
Diventa protagonista e aiutaci a rendere il MIP più vicino alle tue aspettative.  Fino al 10 marzo, avrai l’opportunità di chiedere agli psicologi di organizzare nella tua città un evento su un argomento di tuo interesse.<br />
Collegati al sito www.psicologimip.it e compila il modulo, inserendo il nome della tua città e un tema di tuo interesse sul quale vuoi ricevere più informazioni. A Maggio potrai partecipare gratuitamente ai seminari, agli incontri a tema e alle conferenze che, anche grazie alle tue proposte, saranno in programma nella città dove vivi.<br />
Inoltre, sempre a Maggio, collegandoti al sito del MIP, www.psicologimip.it, potrai prenotare un colloquio psicologico personale e gratuito con uno degli psicologi MIP più vicino a casa tua.<br />
Sarà l’occasione giusta per vederci in azione, per stabilire un primo contatto in caso di bisogno, per saperne di più sulla psicologia e sull’importanza di una corretta informazione sulla salute mentale e sul benessere psicologico.<br />
Aiuterai noi a promuovere la cultura della prevenzione psicologica e, in un mondo distratto e pieno di rumore, troverai professionisti competenti, capaci di fornirti ascolto.<br />
Per qualsiasi informazione o problema potrai scriverci a scrivi@psicologimip.it.&#8221;</p>
<p></p>
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		<title>Giocattoli e sicurezza</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:35:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>

		<category><![CDATA[certificazione europea sui giocattoli]]></category>

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		<category><![CDATA[giocattoli sicuri]]></category>

		<category><![CDATA[giochi ed infanzia]]></category>

		<category><![CDATA[uni en 71]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante volte abbiamo comprato ai nostri bambini i giochi senza badare troppo alla qualità e senza verificare che fossero a norma? Se andando indietro nella memoria, vi ricordate di quella volta che il bambino si è fermato davanti ad una bancarella e ha insistito per avere un gioco e voi non avete saputo resistere, ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.genitoriblog.it/2010/03/giocattoli-e-sicurezza/"><img class="alignnone size-full wp-image-99" title="Giocattoli e sicurezza" src="http://www.genitoriblog.it/wp-content/uploads/giocattoli.jpg" alt="Giocattoli e sicurezza" width="500" height="180" /></a>Quante volte abbiamo comprato ai nostri bambini i giochi senza badare troppo alla qualità e senza verificare che fossero a norma? Se andando indietro nella memoria, vi ricordate di quella volta che il bambino si è fermato davanti ad una bancarella e ha insistito per avere un gioco e voi non avete saputo resistere, ecco un buon motivo per evitare di cedere la prossima volta. La sicurezza.<span id="more-96"></span></p>
<p>I giocattoli che si vendono in Italia infatti devono avere una certificazione europea, la UNI EN 71, che li rende sicuri al 100% dai possibili pericoli che possono provocare. Di quali pericoli stiamo parlando?I giocattoli ne nascondono non pochi: potrebbero essere colorati da vernici tossiche, costruiti con materiali infiammabili, avere parti piccolissime che possono essere ingerite, oppure parti taglienti.</p>
<p>Alcune delle prove fatte per testare i giochi riguardano proprio questi aspetti: per esempio, vengono prelevate parti di sostanze che rivestono i giochi e fatte simulazioni che le mettono in contatto con la saliva per verificare le reazioni chimiche; per i giochi che devono sostenere il peso di un bambino vengono fatti test con pesi fino a 50 kg; rispetto al materiale infiammabile vengono sottoposti a fiamme per 3 secondi per verificare la velocità di propagazione del fuoco.</p>
<p>I giochi certificati sono quelli che superano questi ed altri test, quindi d&#8217;ora in poi attenti alla scritta UNI EN 71: solo se c&#8217;è sono giocattoli sicuri!</p>
<p></p>
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		<title>Maggio di Informazione Psicologica:cos&#8217;è</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 20:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imma</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo blog è dedicato ai genitori e alla genitorialità perchè nell&#8217;esperienza di chi scrive la relazione tra genitore e figlio è tanto fondamentale per un sano sviluppo della persona, tanto quanto complessa, addirittura problematica in alcuni momenti/circostanze. quello che ci sta a cuore quindi è il &#8220;benessere&#8221; dell&#8217;individuo, adulto o bambino, nel suo ruolo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.genitoriblog.it/2010/03/maggio-di-informazione-psicologicacose/"><img class="alignnone size-full wp-image-91" title="Maggio di Informazione Psicologica:cos'è" src="http://www.genitoriblog.it/wp-content/uploads/bunner11.jpg" alt="bunner11" width="500" height="180" /></a>Questo blog è dedicato ai genitori e alla genitorialità perchè nell&#8217;esperienza di chi scrive la relazione tra genitore e figlio è tanto fondamentale per un sano sviluppo della persona, tanto quanto complessa, addirittura problematica in alcuni momenti/circostanze. quello che ci sta a cuore quindi è il &#8220;benessere&#8221; dell&#8217;individuo, adulto o bambino, nel suo ruolo di genitore o di figlio. Con questa premessa vogliamo presentare e contestualizzare la scelta di mettere in questo blog un articolo sul MIP, che sta per Maggio di Informazione Psicologica, una serie di eventi che si terrà in tutta Italia nel mese di maggio appunto, che intende mettere in contatto le persone con i professionisti, in un&#8217;ottica della salute, della promozione del benessere e non della patologia. Il Mip, poi, avrà molte serate dedicate anche al tema <span style="text-decoration: line-through;">della</span> genitorialità e del rapporto genitore-bambino, quindi ci sembra doveroso parlarne, anche se lo faremo in più momenti,considerato che è tutto ancora in allestimento.<span id="more-86"></span></p>
<p>Ora lasciamo la parola direttamente allo staff del Mip che vi spiegherà cos&#8217;è esattamente.</p>
<p>&#8220; Il MIP, giunto alla sua terza edizione, è promosso da Psycommunity (sito di riferimento: <a href="http://www.psycommunity.it">www.psycommunity.it</a>), la comunità virtuale degli psicologi italiani che si impegnano, a titolo volontario, a organizzare eventi e manifestazioni culturali inerenti la psicologia. Il MIP ha come obiettivi quelli di:</p>
<p>• diffondere un’adeguata cultura del benessere psicologico</p>
<p>• sensibilizzare alla prevenzione del disagio psichico</p>
<p>• facilitare l’incontro con lo psicologo e lo psicoterapeuta</p>
<p>• divulgare corrette informazioni e sfatare pregiudizi</p>
<p>• incoraggiare e promuovere la cultura psicologica in Italia</p>
<p>• far conoscere gli ambiti di applicazione della psicologia</p>
<p>• fare chiarezza sulla professionalità dello psicologo e dello psicoterapeuta</p>
<p>Durante il mese di Maggio 2010, saranno organizzate in numerose città d&#8217;Italia seminari, incontri a tema, convegni e conferenze su qualsiasi ambito della Psicologia. E verrà offerto un colloquio psicologico personale a chiunque ne farà richiesta. Tutte le iniziative del MIP saranno gratuite! Per info andate su <a href="http://www.psicologimip.it">www.psicologimip.it</a>&#8221;</p>
<p></p>
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		<title>Cosa sono i nidi familiari</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 22:13:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un pò di tempo si sta diffondendo, soprattutto al nord, un nuovo tipo di servizio di supporto alle famiglie, cioè i nidi familiari. Si tratta di una nuova opportunità nata per mamme che volevano rimettersi in gioco lavorativamente, ma avevano ancora un bimbo piccolo cui badare, che non si sentivano di lasciare. Questa l&#8217;esperienza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-82" title="Cosa sono i nidi familiari" src="http://www.genitoriblog.it/wp-content/uploads/asili.jpg" alt="Cosa sono gli asili familiari" width="500" height="180" />Da un pò di tempo si sta diffondendo, soprattutto al nord, un nuovo tipo di servizio di supporto alle famiglie, cioè i nidi familiari. Si tratta di una nuova opportunità nata per mamme che volevano rimettersi in gioco lavorativamente, ma avevano ancora un bimbo piccolo cui badare, che non si sentivano di lasciare. Questa l&#8217;esperienza delle tagesmutter trentine (mamme di giorno), cui si ispirano i nidi familiari.<span id="more-75"></span></p>
<p>Una famiglia quindi mette a disposizione la sua casa,  per accogliere come in un nido un massimo di 5-7 bambini, a seconda della grandezza della casa (ogni Regione ha la sua regolamentazione in materia), per un certo numero massimo di ore al giorno. In genere si tratta di mamme, ma possono essere anche giovani ragazze, che vengono formate appositamente per intraprendere questa attività. Ad accompagnare nella formazione e nell&#8217;inizio attività queste giovani imprenditrici ci sono diverse associazioni, che possono garantire alla mamma-educatrice un&#8217;adeguata formazione su aspetti educativi, giuridici, di alimentazione, <a href="http://www.guidapulizie.it/">pulizie</a> e sicurezza necessari all&#8217;attività, la consulenza rispetto all&#8217;allestimento ideale della propria casa, il sostegno di un educatore nei primi tempi e negli orari più critici, un aiuto nelle pulizie. Poichè nasce per agevolare le donne all&#8217;ingresso nel mondo del lavoro, non ci sono grossi problemi burocratici da affrontare, anche se da comune a comune cambiano le modalità per intraprendere l&#8217;attività.</p>
<p>Dal punto di vista della famiglia che lascia il bambino ci sono diversi vantaggi: poichè il numero di bambini è limitato, spesso capita di organizzarsi tra amici, quindi di lasciare il bambino ad una persona già familiare, di cui gli stessi genitori si fidano; per lo stesso motivo, cioè numero limitato di bimbi, la tagesmutter può dedicare più attenzione ai bambini; una casa, opportunamente modificata per essere sicura e a misura di bambino, è certamente più accogliente e familiare per i suoi piccoli ospiti. Inoltre, il bambino ha la possibilità di socializzare, ma stando in un piccolo gruppo, che è la situazione ottimale per stare e giocare bene insieme.</p>
<p>Vantaggi per tutti, dunque: giovane imprenditrice, genitori e bambini soprattutto.</p>
<p></p>
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		<title>Preventivo per assicurazione scooter. E se il mezzo è truccato?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 11:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imma</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Come ormai sappiamo tutti perché i nostri figli possano utilizzare lo scooter in tutta tranquillità è necessario che abbiano con sè un&#8217;assicurazione scooter obbligatoria, così come per gli autoveicoli. L&#8217;offerta per questo tipo di assicurazioni negli ultimi anni è decisamente aumentata, così chi vuole assicurarsi oggi può scegliere fra molte polizze personalizzabili per il proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.genitoriblog.it/"><img class="alignnone size-full wp-image-66" title="Preventivo per assicurazione scooter. E se il mezzo è truccato?" src="http://www.genitoriblog.it/wp-content/uploads/assicurazione-scooter.jpg" alt="" width="500" height="180" /></a>Come ormai sappiamo tutti perché i nostri figli possano utilizzare lo scooter in tutta tranquillità è necessario che abbiano con sè un&#8217;assicurazione scooter obbligatoria, così come per gli autoveicoli. L&#8217;offerta per questo tipo di assicurazioni negli ultimi anni è decisamente aumentata, così chi vuole assicurarsi oggi può scegliere fra molte polizze personalizzabili per il proprio scooter. <span id="more-64"></span></p>
<p>Il primo passo consigliato è richidere un preventivo a ogni compagnia assicurativa. E&#8217; una cosa facile e veloce da ottenere e soprattutto assolutamente gratuita. In pochi minuti è possibile collegarsi al sito di una compagnia assicurativa, inserire i dati richiesti e calcolare un <a href="http://www.guidaassicurazioni.it/assicurazioni-scooter" target="_blank">preventivo per assicurazione scooter</a>.</p>
<p>I dati richiesti sono vari. Intanto vi verrà chiesto se si tratta della prima polizza e se si tratta di uno scooter nuovo oppure uno scooter usato.</p>
<p>Poi si passerà ai dati riguardanti il ciclomotore, come l&#8217;anno di immatricolazione, la descrizione del veicolo, la marca e il modello, la potenza del motore (tutti dati  che troverete sulla carta di circolazione) e dove viene normalmente custodito. In seguito verranno chiesti i dati anagrafici di chi stipula l&#8217;<a href="http://www.guidaassicurazioni.it/assicurazioni-ciclomotori" target="_blank">assicurazione ciclomotore</a>, compreso il codice fiscale, e poi quelli del conducente, nel caso che i due dati non coincidano (come capita di frequente quando l&#8217;assicurazione la fa il genitore per il mezzo guidato dal figlio).</p>
<p>In pochi minuti avrete il vostro preventivo per l&#8217;assicurazione scooter gratuito, ricordandovi che, essendo il preventivo vincolante per la compagnia assicuratrice per due mesi, avrete tutto il tempo per richiedere altri preventivi e ovviamente metterli a confronto.</p>
<p>Resta però una domanda che molti genitori si pongono e a cui può sembrare difficile dare risposta: cosa fare se non si è sicuri che il motorino del proprio figlio sia ancora nelle condizioni &#8220;originali&#8221;? In altre parole: l&#8217;<a href="http://www.guidaassicurazioni.it/assicurazioni-motorini" target="_blank">assicurazione motorino</a> coprirà ugualmente se il mezzo è stato &#8220;truccato&#8221; dal ragazzino? Per essere certi di non incorrere in problemi, occorre accertarsi che l&#8217;assicurazione motorino includa una speciale clausola detta &#8220;clausola anti rivalsa&#8221;, formulata precisamente in questo modo: &#8220;La compagnia assicuratrice, in deroga alle Condizioni generali di assicurazione, rinuncia al diritto di rivalsa ai sensi dell&#8217;articolo 18 Legge n. 990/1969, applicabile qualora il ciclomotore assicurato presenti caratteristiche diverse da quelle previste dall&#8217;articolo 52/b del Codice della strada.&#8221;</p>
<p></p>
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		<title>Ciuccio si o ciuccio no?</title>
		<link>http://www.genitoriblog.it/2009/10/ciuccio-si-o-ciuccio-no/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 11:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imma</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>

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		<category><![CDATA[suzione ciuccio]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanti genitori sono alle prese con il dubbio se togliere o meno il ciuccio al figlio? Quando i bambini arrivano ad una certa età, di solito intorno ai 2-3 anni, i genitori reputano che è bene togliergli questo fastidioso “tappo” che sono stati loro stessi anni prima a far conoscere al bimbo come modo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.genitoriblog.it/2009/10/ciuccio-si-o-ciuccio-no/"><img class="alignnone size-full wp-image-60" title="Ciuccio si o ciuccio no?" src="http://www.genitoriblog.it/wp-content/uploads/ciuccio.jpg" alt="" width="500" height="180" /></a>Quanti genitori sono alle prese con il dubbio se togliere o meno il ciuccio al figlio? Quando i bambini arrivano ad una certa età, di solito intorno ai 2-3 anni, i genitori reputano che è bene togliergli questo fastidioso “tappo” che sono stati loro stessi anni prima a far conoscere al bimbo come modo per consolarsi.</p>
<p> Il ciuccio infatti risponde bene a quell’istinto di suzione che il bambino presenta f<span id="more-57"></span>in dalla nascita: succhiare il seno, il dito o il ciuccio dà al neonato delle sensazioni piacevoli: inoltre, anche per conoscere gli oggetti del mondo che lo circonda il bambino in seguito, a qualche mese, continua a metterli in bocca. Succhiare per il bambino è dunque sinonimo di alimentazione, conoscenza e di auto consolazione. Nulla di grave, quindi, nel dare il ciuccio al proprio bambino, a dispetto di quanto sostengono molti pediatri che lo sconsigliano per non correre il rischio di deformare l’arcata dentaria: su questa considerazione ci sono, in realtà, opinioni diverse e non tutti ritengono sia davvero così dannoso per i bambini e i loro denti l’uso del ciuccio. Inoltre, in molte farmacie vendono ciucci prodotti in modo tale  da tenere conto anche di questa giusta preoccupazione: una scelta del ciuccio “giusto” e un non abuso di questo, quindi, potrebbero essere importanti elementi per tenere sotto controllo eventuali rischi ai denti. Per quanto riguarda l’aspetto “psicologico” dell’uso del ciuccio, anche rispetto a questo è fondamentale tenere in considerazione che un uso moderato, che non sia abuso non può essere nocivo più di tanto.<br />
Infatti, come si accennava, il ciuccio viene usato dal bambino per consolarsi e, in un certo senso, è un sostituto materno, in assenza della mamma, poiché il succhiare ricorda appunto il seno. Non tutti i bambini amano il ciuccio, alcuni preferiscono ciucciare il dito (ed anche su questo si potrebbe essere più o meno d’accordo) , ma per quelli che lo richiedono, riteniamo che un uso “funzionale” non sia nocivo. Per uso funzionale, s’intende che deve essere usato per uno scopo e non solo perché il bambino ormai è abituato o perché il genitore non sopportando il pianto del bambino lo usa letteralmente come un “tappo”. Un esempio funzionale potrebbe essere quello di un bambino lasciato al nido da solo il primo giorno, che non conosce ancora il nuovo ambiente: l’unica cosa familiare che ha è il suo ciuccio e negarglielo è davvero inutile. Man mano il genitore può invece imparare a moderare l’uso del ciuccio, facendolo usare al bambino solo in particolari situazioni, come l’addormentamento o particolari situazioni di stress. Quante volte, invece, si vedono genitori mettere il ciuccio al bambino senza che questi lo abbia richiesto? In un certo senso, il ciuccio ha assunto un valore simbolico di “sicurezza”anche per il genitore stesso, che, quando non lo rifiuta totalmente, lo vede come un “salvatutto”. Anche nell’atto di sottrarlo all’improvviso al figlio, si vede lo stesso atteggiamento verso questo oggetto: cioè lo si valuta in senso assoluto, come se il figlio potesse dipenderne per sempre e quindi va tolto una volta per tutte, anche se in modo brusco. In realtà i bambini ne hanno meno bisogno del previsto man mano che crescono, ma comunque hanno bisogno di riti di passaggio nelle cose e soprattutto di chiarezza: togliere  un oggetto come questo, per loro tanto caro per così tanto tempo, all’improvviso, magari con bugie, senza rendere partecipe il bambino di questo allontanamento non è una grande mossa strategica. Ciascuno di noi, bambini compresi, vuole essere partecipe in prima persona delle perdite che subisce nel corso della vita, dispiacendosi anche per la loro perdita: ma la perdita di qualcosa si supera e implica l’ingresso in una nuova fase. Meglio una storiella carina che accompagni questo passaggio fatto insieme che una bugia tipo: “Il ciuccio si è perso, non lo trovo più!”.</p>
<p></p>
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		<title>L&#8217;importanza di dire di no ai bambini</title>
		<link>http://www.genitoriblog.it/2009/09/limportanza-di-dire-di-no-ai-bambini/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 15:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imma</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[dire di no]]></category>

		<category><![CDATA[educare i figli]]></category>

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		<category><![CDATA[limiti e regole]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte i genitori pensano che per essere dei bravi genitori bisogna rendere sempre, per forza felici i propri figli e questo coincide per loro con il concedere loro tutto, o quasi, quello che i figli chiedono. Togliere, dire di no risulta molto difficile ai genitori moderni che pensano che in questo modo non sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.genitoriblog.it/2009/09/limportanza-di-dire-di-no-ai-bambini/"><img class="alignnone size-full wp-image-52" title="L'importanza di dire di no ai bambini" src="http://www.genitoriblog.it/wp-content/uploads/genitori-figli.jpg" alt="genitori-figli" width="500" height="180" /></a>A volte i genitori pensano che per essere dei bravi genitori bisogna rendere sempre, per forza felici i propri figli e questo coincide per loro con il concedere loro tutto, o quasi, quello che i figli chiedono. Togliere, dire di no risulta molto difficile ai genitori moderni che pensano che in questo modo non sono bravi genitori e/o fanno un torto ai figli che già, in molte situazioni, devono subire la loro maggiore assenza quotidiana, rispetto ai genitori di un tempo. <span id="more-47"></span></p>
<p>Il senso di colpa di molti genitori è il peggiore fattore che può influenzare il comportamento di un genitore: un genitore che si sente in colpa rispetto al figlio non si comporterà più con lui in modo giusto, obiettivo, ma tenderà ad assumere comportamenti finalizzati a &#8220;recuperare&#8221; l&#8217;immagine di genitore buono che sente di aver perso per qualche motivo. Ecco che l&#8217;acquisto di beni materiali, come i giocattoli, non è più come una volta un momento associato ad una festa oppure ad una ricompensa per qualche evento particolare, ma può diventare una routine per farsi perdonare qualunque cosa, oppure il modo per non sentire le lamentele di figli, che sempre di più non si sanno gestire. Qui scatta un pericoloso circolo vizioso: per esempio,  il bambino abituato ad avere (sia in termini materiali che di altre concessioni) si aspetterà che sia sempre così e non riuscirà a capire e tollerare un qualsiasi rifiuto del genitore, diventando quindi sempre più ingestibile. Dire di no diventa quindi una delle regole d&#8217;oro, importantissime per imparare a stabilire una buona relazione con il proprio bambino. Il bambino, infatti, impara a riconoscere  il genitore come l&#8217;adulto autorevole (non autoritario) e quindi impara a rispettare le regole che questi gli propone, impara ad apprezzare il valore delle cose e non dà tutto per scontato. Tutti i bambini hanno bisogno di regole, hanno bisogno di essere contenuti e guidati, hanno bisogno di sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, di avere dei divieti, per avere delle lineee guida in base a cui regolare il proprio comportamento: tutto questo è di fondamentale importanza per uno sviluppo armonico.</p>
<p>Non abbiate, quindi, paura di dire di no, dare regole, mettere dei limiti. Anche se a volte per loro è difficile capirlo e tollerare la frustrazione del momento, con il tempo sarete contenti dei risultati che avrete ottenuto e anche i vostri figli lo saranno delle cose che avete insegnato loro in questo modo.</p>
<p></p>
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		<title>La sessualità negli adolescenti moderni</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 13:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imma</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Adolescenza]]></category>

		<category><![CDATA[informazione sessuale]]></category>

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		<category><![CDATA[rapporto genitori figli]]></category>

		<category><![CDATA[sessualità e adolescenza]]></category>

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		<description><![CDATA[ I dati delle ricerche sull&#8217;argomento ci dicono che i giovani moderni hanno a disposizione più modelli di comportamento sessuale rispetto a decenni fa: i giovani parlano più facilmente ed in modo più esplicito ed aperto di sesso, ritengono i problemi inerenti la sessualità di competenza della coscienza personale e non delle regole sociali, sono convinti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-39" title="La sessualità negli adolescenti moderni" src="http://www.genitoriblog.it/wp-content/uploads/bacio2.jpg" alt="" width="500" height="180" /> I dati delle ricerche sull&#8217;argomento ci dicono che i giovani moderni hanno a disposizione più modelli di comportamento sessuale rispetto a decenni fa: i giovani parlano più facilmente ed in modo più esplicito ed aperto di sesso, ritengono i problemi inerenti la sessualità di competenza della coscienza personale e non delle regole sociali, sono convinti che la sessualità  vada sperimentata all’interno del contesto di una relazione affettiva. <span id="more-26"></span></p>
<p>I messaggi che arrivano ai giovani sono, però, messaggi ancora molto ambivalenti, provenienti sia dalle figure di riferimento adulte, sia dai mass media: messaggi che vanno dal divieto al totale permissivismo. All’interno della società regna, quindi, la contraddizione: mentre si vanno affermando movimenti che aspirano ad una migliore qualità della vita, la società propone il modello di un corpo che deve essere capace di assolvere a tutte le esigenze e le richieste sociali. In risposta a quest’ultima tendenza, negli ultimi anni si è sviluppata un’ideologia del piacere, di cui la sessualità è simbolo e massima espressione. E’ a questo stato di confusione che l’adolescente risponde, in modo altrettanto confuso, soggiacendo alle richieste dell’ideologia del piacere fine a sé stesso, frutto di una società globalizzata anche a livello di sentimenti, ma non rispondendo in modo pieno e consapevole alle sue esigenze interiori vere, di cui la sessualità  espressa in modo precoce e consumistico diventa un particolare tipo di surrogato. Per fortuna, tra le tante ricerche che sostengono l&#8217;abbassamento dell&#8217;età media del primo rapporto sessuale, ci sono anche dati che sostengono il contrario, cioè l&#8217;età media del primo rapporto ai giorni nostri si sarebbe stabilizzata intorno ai 17 anni, mentre c&#8217;è chi sostiene che addirittura è più alta di quella della generazione precedente, cioè dei genitori degli attuali adolescenti.</p>
<p>Probabilmente si è ampliata la gamma delle motivazioni che porta al primo rapporto sessuale: per sperimentare sè stessi e ricercare in questo genere di esperienza una conferma ala propria identità ancora in via di sviluppo, per combattere una sensazione di vuoto e solitudine, per sentirsi autonomi rispetto alle proprie scelte, contravvenendo quindi alle aspettative familiari, per assumere più velocemente lo status di adulto attraverso l&#8217;assunzione di comportamenti generalmente attribuiti ai &#8220;grandi&#8221; (anche in questo c&#8217;è un&#8217;influenza dei mass media che mandano lo stesso tipo di messaggio a giovani ed adulti, spingendo i primi ad anticipare l&#8217;ingresso nella fase adulta). Rispetto a questo persistono differenza tra maschi e femmine: mentre i maschi vivono la sessualità più come sperimentazione di sè, quasi un modo per raggiungere uno status sociale, le femmine ancora la legano per lo più ai sentimenti.</p>
<p>Insomma, certamente molte differenze esistono tra il modo di vivere la sessualità degli adolescenti moderni e quello degli stessi ragazzi di qualche decennio fa: in questo larga parte di responsabilità è della stessa civiltà del consumismo che si è andata diffondendo con il tempo. Ciò non vuol dire che i nostri giovani sono in balia di messaggi negativi provnienti dall&#8217;esterno da cui necessariamente i genitori devono proteggerli, poichè gli adolescenti di oggi sono svegli, autocritici, con valori morali integri, molto più simili di quanto si pensi a quelli dei genitori. Quello che un genitore può fare, quindi, è continuare a tramettere i valori dell&#8217;amore e del ripsetto altrui e, soprattutto, favorire sempre un senso critico nel figlio, che saprà, nel momento giusto, adoperarlo per non fare cose di cui non è convinto solo per compiacere altri. Importante è anche l&#8217;informazione sessuale, ma sapendo che gli adolescenti, per il periodo di vita che attraversano, tendono ad escludere i genitori da alcune sfere della propria vita, non mi aspetto che sia facile per le famiglie creare e mantenere un dialogo costantemente aperto ed aggiornato sull&#8217;argomento, in genere tema di discussione più tra coetanei: considerato ciò, l&#8217;ambito dell&#8217;informazione sessuale credo sia uno di quegli ambiti in cui maggiormente la società abbia il compito e la responsabilità di aiutare la famiglia nell&#8217;educazione dei figli, attraverso campagne di sensibilizzazione di asl, associazioni, progetti nelle scuole e iniziative del genere, maggiore protezione da messaggi ambigui attraverso un controllo qualitativo dei contenuti dei mass media.</p>
<p></p>
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		<title>La fiducia della famiglia nell&#8217;asilo nido</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 12:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imma</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>

		<category><![CDATA[asilo nido]]></category>

		<category><![CDATA[bambini al nido]]></category>

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		<category><![CDATA[genitori e nido]]></category>

		<category><![CDATA[rapporto asilo nido-famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre molti anni fa i genitori potevano fare affidamento su una rete sociale fatta di nonni, zii, amici, vicini, a cui si rivolgevano per un aiuto nella crescita e nell’educazione dei propri bambini, negli ultimi decenni, anche a causa spesso di una maggiore distanza fisica tra i componenti della famiglia e del sempre maggior accesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.genitoriblog.it/2009/09/la-fiducia-della-famiglia-nellasilo-nido/"><img class="alignnone size-full wp-image-44" title="La fiducia della famiglia nell'asilo nido" src="http://www.genitoriblog.it/wp-content/uploads/asilonido2modificato.jpg" alt="" width="500" height="180" /></a>Mentre molti anni fa i genitori potevano fare affidamento su una rete sociale fatta di nonni, zii, amici, vicini, a cui si rivolgevano per un aiuto nella crescita e nell’educazione dei propri bambini, negli ultimi decenni, anche a causa spesso di una maggiore distanza fisica tra i componenti della famiglia e del sempre maggior accesso al lavoro delle donne, nelle famiglie è da un bel po’ di anni che è sentita l’esigenza di un supporto alternativo per la custodia e l’accudimento dei bambini nell’orario di lavoro dei genitori.</p>
<p><span id="more-29"></span><br />
Sulla scia di questa esigenza già negli anni 70 in Italia nacque la legge che legittima il ruolo degli asili nido come servizi sociali pubblici, di carattere assistenzialistico, rivolti a tutte le famiglie con bambini dai 3 mesi ai 3 anni.<br />
Dal movimento socio-culturale degli anni 70 si svilupparono anche molte idee di carattere pedagogico incentrate sulla necessità di creare una vera e propria politica per l’infanzia, dove non si prestasse attenzione solo ai casi di bambini con particolari carenze, ma una politica per tutti. La maggiore attenzione all’infanzia in generale e il clima sociale di quegli anni fecero sì che si trasformasse leggermente anche la concezione mutualistica del servizio, che divenne pian piano anche luogo d’incontro per i bambini stessi, ma anche tra genitori ed educatori.<br />
Nel corso dei decenni si è poi diffuso il concetto dell’asilo nido come luogo organizzato e strutturato pedagogicamente, con un ruolo importante nella formazione della personalità del bambino, un luogo dove tutto è pensato in funzione del bambino, per favorire lo sviluppo delle sue competenze psicologiche,  sociali, relazionali.<br />
 In realtà, seppure la pedagogia negli ultimi decenni ha fatto grandi passi avanti e ha messo al centro dell’attenzione il bambino in quanto soggetto e non più oggetto passivo, ancora oggi il nido è considerato, nel pensiero comune, come il posto dove poter  “parcheggiare” il bambino negli orari di lavoro.</p>
<p>Fondamentale per superare questa vecchia concezione dell’asilo nido è l’instaurarsi di un rapporto famiglia-asilo nido dove, oltre alla reciproca fiducia, siano chiari il percorso e gli obiettivi comuni dei due contesti . A tal fine occorre che tra famiglia e asilo nido si condivida la stessa importante finalità: lo sviluppo armonico del bambino. Da questa condivisione si passa all’ instaurarsi di una “continuità” che faccia da premessa per la nascita della fiducia e dell’alleanza reciproca tra i due sistemi, entrambe necessarie al raggiungimento dell’obiettivo comune.<br />
Avere una finalità comune non significa condividere gli stessi strumenti, che saranno differenti per forza, per le differenziazioni pratiche dei due contesti. Per “continuità” s’intende piuttosto un camminare insieme dei due sistemi, che lavorando con fiducia reciproca e collaborazione, apporteranno, tramite vie diverse, una complessità di esperienze e di insegnamenti alla vita affettiva, sociale e relazionale del bambino.<br />
Naturalmente per favorire la continuità è fondamentale la comunicazione reciproca tra i due sistemi:una buona base di fiducia permette certamente che la comunicazione sia sincera, continua, bidirezionale.</p>
<p>Assume una grande importanza per creare queste condizioni è l&#8217;impressione iniziale dell&#8217;asilo nido che si andrà a scegliere: il luogo deve sembrarci familiare, sicuro, allegro, con personale competente e disponibile. Se fin da subito le impressioni ricevute sono buone, sarà più facile affidarsi con fiducia, nonostante la normale difficoltà del distacco di qualunque coppia madre-bambino. Se l&#8217;asilo non risponde a criteri di base, come la sicurezza e la competenza delle educatrici, è difficile pensare che possa avere un buon funzionamento. Il consiglio di base, però, è di lasciarsi comunque andare ad un atteggiamento di apertura: tante regole , informazioni, modi di funzionare  che ci sembrano  tanto diversi da quanto abbiamo fatto come genitori fino a quel momento non nascondono per forza inefficienza, ma sono spesso peculiarità di un contesto diverso da quello familiare, con appunto sistemi di funzionamento particolari. Se, nonostante regole abbastanza rigide, modi di fare diversi, si nota un&#8217; apertura alla famiglia,una sentita accoglienza della famiglia intera oltre che del bambino, bisogna lasciarsi guidare  con fiducia nell&#8217;ingresso in questo nuovo contesto. Perchè solo se il genitore per primo vive bene, senza timori e sensi di colpa, il sostegno del nido, il bambino vivrà altrettanto bene  questa nuova fase di vita.</p>
<p></p>
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		<title>La separazione coniugale</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 09:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>imma</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>

		<category><![CDATA[diritto alla bigenitorialità]]></category>

		<category><![CDATA[divorzio]]></category>

		<category><![CDATA[mediazione familiare]]></category>

		<category><![CDATA[separazione coniugale]]></category>

		<category><![CDATA[separazione e divorzio]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche decennio a questa parte sono aumentati in Italia i dati sulla separazione: nel nostro paese ci si separa più facilmente di un tempo, anche se non si arriva con altrettanta facilità sempre al divorzio. La maggior parte delle separazioni, però, avviene in un clima altamente conflittuale, in cui la coppia si fa una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.genitoriblog.it/2009/09/la-separazione-coniugale/"><img class="alignnone size-full wp-image-24" title="La separazione coniugale" src="http://www.genitoriblog.it/wp-content/uploads/separazione2.jpg" alt="separazione2" width="500" height="180" /></a>Da qualche decennio a questa parte sono aumentati in Italia i dati sulla separazione: nel nostro paese ci si separa più facilmente di un tempo, anche se non si arriva con altrettanta facilità sempre al divorzio. La maggior parte delle separazioni, però, avviene in un clima altamente conflittuale, in cui la coppia si fa una guerra spietata, in cui a rimetterci sono sempre i figli, soprattutto se minori. <span id="more-20"></span></p>
<p>L’interesse del minore è il bene più importante da tutelare in questi casi, ma i genitori, troppo presi dal loro dolore, spesso non si rendono conto che, involontariamente, fanno del male ai figli, anzi li trascinano “dentro” al conflitto, facendo assumere loro diversi ruoli: messaggero tra i due, ostaggio di una delle parti per ottenere qualcosa dall’altro, sostituto della figura coniugale, con il compito di consolare e proteggere la parte che si sente maggiormente  vittima. In realtà, in queste situazioni, non esistono vittime, né colpevoli: il dolore non è appannaggio esclusivo di uno dei due membri della coppia, né di chi, esausto, ha preso la decisione di lasciare, né di chi l’ha subita. La rottura di un legame importante come quello coniugale implica sempre una grave perdita per tutti i protagonisti della vicenda: questa è un’importante consapevolezza che i membri della coppia devono avere.<br />
Altrettanto importante è capire che ciascuno dei due manterrà sempre il diritto-dovere di essere genitore, a cui non si può sottrarre, né può essere sottratto dall’altra parte. La nuova legge 54/2006 mette, anzi, più giustamente in primo piano il diritto del minore ad avere due genitori: diritto alla bigenitorialità. Dal 2006 quindi la legge deve favorire l’affido condiviso, tranne in rari e gravi casi, in cui può concedere l’affido esclusivo ad un solo genitore. <br />
Considerando che in Italia, come dicevamo, la maggior parte delle cause per separazione sono altamente conflittuali pretendere che si applichi indiscriminatamente l’affido condiviso a coppie che fino al giorno prima litigavano furiosamente è una pura utopia: è per questo che la legge prevede l’intervento di esperti, come i mediatori familiari, che aiutino la coppia a dirimere le controversie. Questo, però, resta come un suggerimento non obbligatorio, quindi la legge nella pratica sembra aver risolto ben poco, anche se se ne apprezzano molto i principi ispiratori, che finalmente pongono in primo piano l’interesse del minore come quello primario che tutti i soggetti coinvolti nella vicenda giudiziaria, compresi giudici ed avvocati, dovrebbero sempre tutelare.<br />
Ma cos’è davvero la citata mediazione familiare? La mediazione familiare è un intervento fuori dal contesto giudiziario, in cui una persona specializzata (psicologo, avvocato, pedagogista, etc, con apposita qualifica post lauream) aiuta la coppia a trovare le proprie risorse per gestire efficacemente il periodo della separazione/divorzio: la coppia  (non il mediatore!) trova insieme soluzioni concrete di carattere pratico-organizzativo relativamente alla spartizione dei beni e alla vita dei figli minori, siglate in un accordo condiviso e duraturo. In questo senso, il mediatore familiare rappresenta un facilitatore della comunicazione, un terzo che non dà suggerimenti, ma rende la coppia protagonista delle proprie scelte.<br />
Perché un accordo preso dalle parti e non dai propri avvocati, condiviso con l’altro, raggiunto con l’aiuto di un terzo neutrale che è vicino al dolore di entrambi, è certamente un accordo più valido e duraturo.</p>
<p></p>
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